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PRIMARIE/ Berlusconi e quel “teorema del capataz" che fa crollare i partiti

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Il problema, allora, non è mai stato il protagonismo di Berlusconi, problema semmai solo per il suo partito. Il punto in discussione è la dissoluzione del concetto stesso di partito tradizionale, con una guida politica, un apparato amministrativo e di mobilitazione, un nucleo di iscritti che partecipavano più o meno alle decisioni e ne attuavano le linee guida e un elettorato che nel suo corpo principale si riconosceva nel partito che votava.

Non a caso, si definiva quel tipo di partito come popolare, per distinguerlo da quelli che si descrivevano come partiti di opinione, o dai movimenti, meno delineati e organizzati. Con caratteristiche diverse, partiti popolari erano la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista, il Partito Comunista, il Msi, mentre il Partito Liberale e quello Repubblicano tendevano a configurarsi più come partiti di opinione. Entrambe queste tipologie mi sembrano difficili da ritrovare nell’attuale panorama politico, contrassegnato da residuati di quell’epoca alla ricerca di una nuova identità e da nuovi movimenti che, anche quando hanno successo, si configurano più come rappresentanti di protesta o di interessi più particolari.

Interessante notare come due di questi partiti “nuovi”, l’Idv e il M5S (movimento?) siano contrassegnati proprio da un padre-padrone, ora messo in discussione, a giudicare dalle rivolte contro Di Pietro e, ancora parziali, contro Beppe Grillo.

Questa corruzione del concetto tradizionale di partito è messa in evidenza, paradossalmente, dalla moda delle primarie. Nei congressi dei vecchi partiti, il confronto/scontro avveniva tra le varie correnti che rappresentavano le varie anime del partito, pur filtrate e a volte corrotte dalle personalità dei capi corrente. Paradossalmente, nelle primarie che si stanno delineando sia nel Pd che nel Pdl, l’accento è posto primariamente sulle persone, i programmi vengono dopo. E dei grandi temi di fondo non se ne parla un granché, a parte gli slogan. Lo stesso predominate personalismo sembra verificarsi nel proliferare di movimenti, partitini, gruppi, che si coalizzano anch’essi attorno a dei nomi, più o meno noti, prima che a programmi o ideali.

Insomma, l’uscita dal proscenio di Berlusconi sembra aver dato luogo ad una specie di “liberi tutti”. Il problema vero è però chi riuscirà ad andare “a tana” e liberare noi tutti dalla trappola infernale in cui siamo caduti. Che Dio protegga l’Italia!

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