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PRIMARIE PD/ Una finta "democrazia diretta" in nome di che cosa?

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Nel sistema delle primarie, a chi risale la responsabilità delle scelte? E’ vero che “vox populi, vox Dei”, ma ciò accade nelle votazioni per acclamazione, come per esempio nella elezione a vescovo di Milano dell’allora governatore Ambrogio. Non mi pare il caso dei candidati del PD, né mi sembra infondato il dubbio che la forma stia prendendo il soppravvento sulla sostanza. 

Tutto da buttare, quindi? No, solo non cerchiamo di dare risposte prima di porci le domande. Vorrei ricordare la citazione di Emma Bonino riportata in un precedente articolo: “Se una domanda c'è, chiedo che si espliciti, che si faccia viva." Non credo che la domanda reale degli elettori sia quella di poter scegliere leader e parlamentari, magari conoscendo qualcosa del loro curriculum, ma senza sapere in nome di cosa veramente andranno in Parlamento, in rappresentanza di chi e per portare avanti che cosa e a favore di chi.

Il contenuto ha bisogno di una forma, ma la forma può vivere senza contenuto, diventando inutile se non dannosa. In assenza di contenuti, il formalismo sta dominando la scena politica e si discute di sigle, di metodi di selezione, di sistemi elettorali, si propinano slogan: “meno tasse”, “anche i ricchi paghino”, “crescita e non rigore”. Istruzioni per l’uso, ma di che cosa?

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