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IL CASO/ La "sfida delle tasse" tra Hollande e Cameron boccia l'Italia

Gérard Depardieu (InfoPhoto)Gérard Depardieu (InfoPhoto)

Interessante sotto questo aspetto l’osservazione di un ministro francese che, riferendosi a Depardieu, ha detto che invece di attaccarlo bisognava dirgli che “avevamo bisogno di lui”. Forse Oltralpe qualcuno comincia a capire che in uno Stato civile le imposte devono fare parte di un contratto con il cittadino e non applicate con il bastone del despota, o di una Casta autoreferente che si considera al di sopra della legge.

Infine, l’esilio fiscale non riguarda solo personaggi ricchi, più o meno famosi, ma sono anche i talenti e le imprese che se ne vanno, con un danno non solo per l’erario, ma per l’economia e la società tutta. Non a caso, già qualche mese fa, il premier inglese Cameron aveva promesso tappeti rossi ai francesi che volevano trasferirsi nel Regno Unito. Sarebbe stata possibile una proposta simile da parte del nostro Monti? A parte il livello del nostro carico fiscale, avrebbe dovuto trovare una spiegazione per le sempre più numerose imprese italiane che si trasferiscono in Austria, Svizzera, o perfino Francia. E sarebbe stato difficile nascondere l’inefficienza e le lungaggini della nostra burocrazia e la confusione delle nostre leggi.

Inoltre, dopo il pasticcio sulla Tav in Val di Susa, come avrebbe potuto convincere i francesi che le nostre infrastrutture sono alla pari delle loro? O dopo il caso Alcoa, che da noi l’energia è a buon mercato? Avrebbe però sorvolato con signorilità sulla situazione politica.

Gli imprenditori francesi si lamentano dell’ambiente ostile che il nuovo governo sta creando nei loro confronti e qui Monti cosa avrebbe potuto tirare fuori dalla manica: la Cgil, i casi Finmeccanica o Saipem, o cos’altro? Forse si sarebbe trovato più a suo agio con le banche, ma nessuno pare essersi proposto.

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