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EVASIONE FISCALE/ Nuovi media, ma il messaggio resta uguale: “paga e taci”

AUGUSTO LODOLINI commenta il modo in cui i media stanno sensibilizzando l’opinione pubblica sul tema fiscale: manca un approccio in positivo che illustri le ragioni per cui è giusto pagare

Foto: ImagoeconomicaFoto: Imagoeconomica

Da sempre la lotta all’evasione fiscale è stata una parte importante della copertura mediatica dei nostri governi, e dei loro bilanci, sia pur con entrate solo ipotizzate. Ultimamente, tuttavia, è diventata quello che in pubblicità si definisce “tormentone”, alimentato da campagne pubblicitarie, blitz vari e comparsate televisive.

Uno straniero che assistesse alla carrellata di vestali sdegnate dalla evasione, personaggi della politica e dello spettacolo, esperti di ogni tipo, giornalisti, presidenti di più o meno oscure associazioni di consumatori, arriverebbe alla conclusione che il nostro è un Paese di virtuosi contribuenti.

Molti italiani si saranno invece chiesti se davvero costoro hanno sempre preteso la fattura dall’idraulico o dal falegname, tanto per dire, resistendo alla tentazione di evitare il pagamento dell’Iva. Molti di loro lo avranno probabilmente fatto, per poter scaricare i costi sulle loro, o altrui, aziende, a sostegno di chi afferma che la miglior misura contro l’evasione è creare conflitti di interesse.

La campagna pubblicitaria, ben fatta tecnicamente, è centrata sull’equazione evasore = parassita.  Se l’obiettivo della strategia di comunicazione è convincere gli evasori a pagare le imposte, qualche dubbio sulla sua efficacia è lecito. Sparare nel gruppo di norma non porta a buoni risultati in comunicazione e gli evasori non sono tutti uguali: si veda per esempio la classificazione fatta da Sergio Luciano in un suo articolo su Ilsussidiario.

Quelle fasce marginali di popolazione, non trascurabili in molte zone del Paese, che evadono per non andare sotto il livello di sussistenza, credo siano rimaste solo irritate, ma non spinte a emergere dall’evasione.. Né credo che gli evasori “professionali”, o la criminalità organizzata, siano corsi in massa dal Dottor Befera con in mano il maltolto.
Se però lo scopo fosse sostenere l’immagine istituzionale dell’Agenzia delle Entrate, allora la strategia sarebbe centrata, articolata come è su campagna pubblicitaria, azioni di relazioni pubbliche, come i blitz nelle varie località alla moda, e sponsorizzazioni televisive.


COMMENTI
05/03/2012 - cosa significa "televisione-servizio pubblico ? (attilio sangiani)

forse occorre riflettere sul significato di "servizio pubblico redio-televisivo". A mio giudizio occorre partire da una elementare costatazione : di norma ( con poche eccezioni )quanto più è mediocre il livello culturale-qualitativo di una trasmissione, tanto più ampia è la platea degli utenti,e viceversa. Per questo il livello medio delle TV commerciali è piuttosto scadente,come scadente è il livello della RAI nella misura in cui deve finanziarsi con la pubblicità. E' notorio che le imprese finanziano con la pubblicità se hanno un ritorno commerciale. Ergo ? A mio parere per avere una TV pubblica di maggiore qualità occorre rinunciare alle entrate pubblicitarie,come,nell'articolo,si dice della BBC. Se i cittadini avvertono che il servizio pubblico è di migliore qualità,come se,ad esempio,i programmi non fossero interrotti con la pubblicità,penso che pagherebbero più volontieri il canone.