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CAOS GRECIA/ Alla Merkel conviene più l'euro o il "Quarto Reich"?

Non è esclusa l’uscita della Grecia dall’euro, ma neppure quella della Germania. In ogni caso, spiega AUGUSTO LODOLINI, il rischio maggiore potrebbero derivare dalle imposizioni tedesche

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Per la maggior parte degli osservatori, la questione greca sembrerebbe ormai risolta e rimane solo da stabilire se se ne andrà la Grecia o sarà la Germania, scusate!, l’UE a metterla alla porta. Non vi sarà probabilmente alcuna decisione politica prima delle prossime elezioni greche del 17 giugno, per “rispettare” la volontà dei greci, ma appare evidente a tutti che queste elezioni non potranno risolvere quasi niente.

Una fine prevista e preparata da lungo tempo, anche nelle sue conseguenze. Ma è proprio così? La maggior parte dei commenti si concentra sullo stato della economia europea prima e dopo il  distacco, con scarsa attenzione alla situazione interna della Grecia. Che per molti versi, pur nella ovvia grande diversità, ricorda quella dell’Italia dopo le sanzioni della Società delle Nazioni nel 1935, a seguito della guerra d’Etiopia, chiamate da Mussolini “inique sanzioni”.

Si trattò di un embargo non durissimo, meno duro forse di quello imposto ora alla Grecia, che servì però a Mussolini a stimolare l’orgoglio degli italiani e diede inizio alla fase dell’autarchia. Un’epoca caratterizzata da nomi che suonano ormai strani: carcadè, lignite, lanital, i surrogati nazionali di quelli di importazione. Le sanzioni contro l’Italia durarono solo un paio di anni, ma quanto durerebbe la quarantena della Grecia? Un Paese che sarà pure periferico, ma che riveste importanza strategica per il resto d’Europa, Paese di frontiera verso i nuovi blocchi che si stanno formando, in primis quello intorno alla Turchia.

Ci sono quindi sufficienti motivi per credere che le affermazioni tedesche di voler mantenere la Grecia nell’Eurozona possano essere vere e che la strategia di Berlino miri ad altri scenari. In questo senso, può essere  utile riandare all’intervista, pubblicata su IlSussidiario.net lo scorso dicembre, a Joachim Starbatty, Professore emerito di economia politica all’Università di Tubinga.

Il  professor Starbatty partiva  dalla constatazione di una oggettiva divisione nell’Eurozona tra i sei Paesi “forti”, Germania, Finlandia, Francia, Lussemburgo, Olanda e Austria, e gli altri Paesi. Anche se nel frattempo Francia e Austria hanno perso la triplice A e in Olanda il governo è caduto proprio in funzione antieuropea, il quadro di fondo disegnato dal professore sembra ancora utile per capire le strategie tedesche, che vanno ben oltre i problemi e il carattere di Frau Merkel.