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SPILLO/ Monti "le canta" alla Germania, ma era solo un sogno...

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Su un altro punto hanno ancora ragione i tedeschi: ciascuno si consumi i suoi di prodotti. Perché noi italiani dovremmo comprare auto tedesche e i tedeschi non le nostre auto? Siamo davvero convinti che le nostre siano peggiori o, da provinciali, pensiamo di essere fighi (scusi ancora, Professore, il linguaggio) andando sulla piazza del paese in Mercedes? Chissà perché allora la Audi si compra la Ducati e la Volkswagen fa da anni il filo all’Alfa Romeo. E chissà perché la Chrysler ha mandato all’aria la fusione con la tedesca Daimler e si è unita alla tanto vituperata Fiat, con il caloroso appoggio, udite, nientepopodimeno che di Obama. Se magari ci mettiamo a comprare, a partire dalle istituzioni pubbliche, più Fiat e meno auto tedesche e francesi, sarà più facile costringere Marchionne a rimanere in Italia, più facile che con scioperi e cause in tribunale.

La stessa cosa vale per altri settori, come per l’agricoltura. Ma come, abbiamo superato nella produzione di kiwi la Nuova Zelanda, che ne ha fatto una specie di frutto nazionale, e poi ci facciamo metter in un angolo dagli allevatori francesi, dai produttori di latte tedeschi e olandesi, importiamo arance da Israele e olio dalla Spagna? Forse è il caso di darci una sveglia e, invece di cercare di imbrogliare Bruxelles sulle quote, andare a rivedere gli accordi, pestando i pugni sul tavolo se occorre. Per quanto mi riguarda, comunque con stile, ovviamente.

Ancora. Giustamente, dal loro punto di vista, gli amici tedeschi hanno disegnato l’euro a somiglianza del loro marco, e il Professor Prodi allora ci stette, desideroso com’era di portarci nel centro d’Europa. Sarà bene continuare a ricordarcelo, perché all’Eurozona non siamo stati ammessi gratis, l’ammissione l’abbiamo pagata con una manovra lacrime e sangue e, nonostante le resistenze dell’allora Governatore della Banca d’Italia Fazio, con un cambio lira/euro drammaticamente punitivo per il nostro potere d’acquisto. Un cambio disastroso per cui stiamo ancora soffrendo. Vale a dire, noi abbiamo già dato e forse è giunto il momento di ridiscutere la questione, prima di parlare di ulteriori espropri della nostra sovranità nazionale.

A questo proposito, cari concittadini, ho chiesto chiarimenti sulla governance di questa Europa che si sta delineando (forse dovevo usare il termine tedesco, e non quello inglese, visto l’andazzo), soprattutto in vista della ventilata Unione Bancaria. Prima di andare avanti, è meglio stabilire che, in base al principio tedesco più volte ricordato, le banche francesi e germaniche devono pagare di tasca propria tutti i buchi derivanti dalle loro operazioni, un po’ strane, sui titoli greci e dai prodotti tossici di cui sono imbottite, e che l’Eba tiene pervicacemente fuori dai suoi conti. E poi...”.



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COMMENTI
23/06/2012 - Un sogno che non si avvererà mai (Giuseppe Crippa)

Mi complimento con Augusto Lodolini che ha trovato un modo simpatico di informarci del fatto che, nonostante tutto, abbiamo i numeri per potercela fare e che gli altri non sono poi così migliori. Credo però che il suo sogno non si avvererà mai per le seguenti due ragioni: queste cose Monti le ha già “cantate” ai suoi partner europei (non si spiega altrimenti come mai Merkel, Hollande e Rajoy si incontrino a Roma e non altrove) e non le dirà mai a reti unificate: Berlusconi e Bersani ne dedurrebbero immediatamente che il pericolo è passato e si può tornare alle vecchie abitudini…