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WSJ/ L'estate, i giornali e le smentite di Palazzo Chigi (come con Berlusconi)

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Mario Monti (Foto: Infophoto)  Mario Monti (Foto: Infophoto)

A giudicare dal rilievo avuto negli ultimi giorni sulla stampa internazionale, occorre ammettere che  Mario Monti, pur nella sua decantata sobrietà, sa anche salire sul palcoscenico. La sua intervista allo Spiegel ha fatto molto rumore, non solo in Italia ma anche in Germania, e la levata di scudi contro le sue osservazioni sul rapporto tra governi e parlamenti ha richiesto una precisazione di Palazzo Chigi sul reale pensiero del Primo Ministro. Per un momento si è ritornati ai tempi di Berlusconi e delle sue smentite.

Ieri è stata la volta del prestigioso Wall Street Journal, che a Monti ha dedicato un lungo articolo, a firma Alessandra Galloni e Marcus Walker, basato su un'intervista rilasciata al quotidiano lo scorso mese. E subito è partita una forte polemica su due fronti. 

Il primo, quello sindacale, si è inalberato per quanto detto da Monti sulla concertazione: “Ho sempre pensato che questa pratica sia stata seguita in modo troppo esteso nel passato. La concertazione è come il dentifricio, se non si mette il tappo al tubetto, esce tutto fuori.” Chissà cosa sarebbe successo, se lo avesse detto Berlusconi.

Proprio a proposito di Berlusconi si è scatenata la bagarre nel PDL, con addirittura rappresaglie in Parlamento sulle votazioni della revisione della spesa. Ecco la frase incriminata e ormai famosa: “Penso che se il precedente governo fosse ancora in carica, lo spread dell'Italia sarebbe ora a 1200 o giù di lì.” Ancora una volta palazzo Chigi ha dovuto emanare una precisazione e Monti in persona ha poi chiamato Berlusconi per chiarire il suo pensiero: nessuna intenzione di offendere il suo predecessore, solo una proiezione statistica.

Questa precisazione ha suscitato un po' di sbeffeggiamenti nel PDL, ma forse non è una semplice toppa. Questa frase è infatti preceduta dalla constatazione che il nostro debito è oggettivamente molto alto e che è ormai drammaticamente evidente che la gestione dell'euro è debole. Non a caso, dice Monti, la Francia non ha fatto riforme, ma ha uno spread decisamente più basso. In altri termini, è in buona parte questione di immagine e credibilità. Ma non è per questo che Napolitano gli ha conferito l'incarico?



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