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FISCAL CLIFF/ L'America sull'orlo del baratro, ma quale?

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

I Repubblicani hanno la maggioranza alla Camera e l’ala più conservatrice ha già preannunciato un voto contrario, o comunque modifiche che rinvieranno la proposta di legge al Senato, allungando così i tempi. E’ da tenere presente che al Senato degli otto voti contrari cinque erano di Repubblicani. Infatti, molti conservatori ritengono inaccettabile che l’accordo preveda per ora un incremento di pressione fiscale di circa 600 miliardi di dollari e solo 12 miliardi di tagli alla spesa.

Che la strada fosse ancora lunga è dimostrato dal fatto che durante tutta la giornata di ieri si sono tenute riunioni all'interno del Gop per cercare di concordare una posizione unitaria da tenere in aula. Ciononostante, il Partito Repubblicano si è spaccato nella votazione, che ha visto comunque approvato il compromesso bipartisan raggiunto al Senato.

I mercati finanziari già aperti, quelli asiatici, hanno reagito in modo positivo, ma in realtà molti nodi sono ancora da sciogliere, con in primo luogo i tagli alla spesa pubblica federale, come già accennato, e i Repubblicani faranno pesare nelle future trattative il loro appoggio a questo accordo, anche per ritrovare l'unità all'interno del partito.


Per il momento si può trarre una conclusione almeno per noi italiani, cioè che non è una prerogativa dei nostri politici il privilegiare gli interessi di parte su quelli generali, né lo è il portare le situazioni, prima di risolverle, sull’orlo del baratro, fiscale o altro.

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