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J'ACCUSE/ Cosa c'entra la Bossi-Fini con i morti di Lampedusa?

L’ennesima tragedia nelle acque di Lampedusa riapre la discussione sulla Bossi-Fini, ma riesce difficile, se non ideologicamente, ritenerla la causa di queste tragedie. AUGUSTO LODOLINI

Cécile Kyenge (Infophoto)Cécile Kyenge (Infophoto)

Mentre si stanno ancora raccogliendo in mare i corpi delle vittime dell’ennesima tragedia di migranti, sembra cinico occuparsi dei dati oggettivi del problema immigrazione, invece di rinchiudersi nella commozione e nel dolore di fronte a questo evento. Purtroppo, l’esperienza insegna che la commozione non durerà a lungo, per poi riaccendersi alla prossima tragedia.

I nostri politici, infatti, hanno già cominciato a “buttarla in politica”, con il ministro all’Integrazione, Cécile Kyenge, che a Lampedusa ha dichiarato urgente la revisione della legge Bossi-Fini sull’immigrazione, considerata evidentemente alla base del tragico naufragio. E’ difficile sottrarsi alla sensazione di una strumentalizzazione politica di questo difficile problema, approfittando dello straziante spettacolo dei corpi ripescati in mare.

La suddetta legge avrà molti difetti e non sarebbe strano se abbisognasse di revisione, ma appare del tutto strumentale considerarla la causa di queste tragedie, così come appare abbastanza incongrua la proposta del ministro di eliminare il reato di immigrazione clandestina previsto dalla legge. C’è da notare che il vice primo ministro Alfano, solo qualche giorno fa, ha ragionevolmente affermato che è implicito nel concetto di Stato l’avere dei confini, il che include il reato di clandestinità. Da parte sua, il primo ministro Letta ha dichiarato che i guai nascono dal fatto che sono saltate le entità statuali sull'altra sponda del Mediterraneo, segnatamente in Libia. Siamo forse al “ridatece er puzzone”, nella fattispecie Gheddafi?

In questo ultimo tragico evento, il barcone è affondato a causa di un incendio appiccato accidentalmente da qualcuno a bordo, proprio per essere individuati da possibili soccorritori. In tutti gli altri casi, i naufragi sono stati provocati dalle condizioni dei natanti forniti, a caro prezzo, dalla malavita organizzata. Eppure, per i nostri politici, sembra passare in secondo piano la lotta contro questi nuovi negrieri che, a differenza di quelli del passato, paiono non preoccuparsi che il loro carico umano arrivi a destinazione; cosa comprensibile, visto che ne hanno già intascato il prezzo.

Suona difficile credere che questi criminali non possano essere combattuti in modo più efficace e non di certo per problemi tecnologici, né per responsabilità delle nostre forze dell’ordine, che fanno ciò che sono messe in condizione di fare. Sembra che manchi la volontà politica di intervenire, non solo dell’Italia, ma dell’Europa, tanto più grave perché stroncare questo traffico significherebbe salvare molte vite umane e evitare che somme ingenti finiscano alla criminalità organizzata e a finanziare il terrorismo. Infatti, chi affronta quei lunghi e pericolosi viaggi, mettendo costantemente in pericolo la propria vita, dispone di denaro sufficiente a pagare queste organizzazioni criminali.


COMMENTI
08/10/2013 - La mamma dei “progressisti” è sempre incinta (Carlo Cerofolini)

Chiaramente la legge Bossi-Fini con questa tragedia non c’entra niente, ma si sa la mamma dei “progressisti” - che, di norma, amano fare gli splendidi a spese dei meno abbienti – è sempre incinta e quindi prepariamoci vedere annullata detta legge e a vedere ancor più aperte le porte dell’Italia ad un’immigrazione incontrollata e massiccia. Comunque se si vuole evitare il più possibile di essere invasi dagli immigrati clandestini, oltre a non cambiare la Bossi-Fini, occorrerebbe che: 1) il Frontex (agenzia Ue) l’Italia lo usi come hanno fatto Malta, Spagna e Francia per ridurre al minimo lo sbarco sulle nostre coste; 2) che il problema dell’immigrazione, non a parole, sia affrontato a livello Ue; 3) Ue, Nato e Onu operino per rimuovere le cause che determinano la fuga dei cittadini dai loro paesi.