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FINANZA/ 900 pagine fermeranno gli speculatori di Wall Street?

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Lo stesso problema si pone nei confronti degli acquisti di titoli da parte delle banche, che può essere legittimamente compiuto per conto di clienti, riuscendo difficile in molte occasioni stabilire nettamente dove possa esistere solo un interesse speculativo della banca. Una regolamentazione troppo rigida renderebbe troppo difficoltosa la normale e legittima operatività finanziaria, con incrementi dei costi finanziari per le imprese; una regolamentazione troppo morbida lascerebbe ampio spazio alla speculazione fine a se stessa.

La complessità della questione porta a configurare il nuovo provvedimento come un tentativo di regolamentare in dettaglio le diverse operazioni finanziarie effettuate dalle banche, al fine di ottenere la maggior trasparenza in difesa di clienti e collettività. Si rimane così esposti alle critiche sia di chi ritiene le regole troppo rigide, sia di chi le considera un regalo alle lobby bancarie, più attive che mai in questo periodo. anni. Le stesse agenzie federali riconoscono che l’esito dipenderà in larga parte dall’attività degli organi di controllo e dalla loro capacità di contemperare le opposte esigenze nell’interesse della collettività.

Molto rumore per nulla, quindi? Come già detto, non si tratta di un punto di arrivo, ma di un importante passaggio intermedio di una vicenda incominciata ben prima del 2008, inizio dell’attuale crisi. Il provvedimento in discussione va a completamento, si vedrà in che misura, di una legge del 2010, il Dodd-Frank Act, che aveva avviato il processo di regolamentazione del mercato finanziario americano e la cui attuazione procede tra mille difficoltà. Obama aveva già tentato di inserire la “Volcker rule” in questa legge, ma senza riuscirci.

L’inizio della storia, tuttavia, risale ancora più indietro, precisamente al 1999 quando, sotto la presidenza di Bill Clinton ma con il sostanziale accordo dei Repubblicani, venne abolita la legge Glass-Steagall. Questa legge, approvata nel 1933 a seguito della Grande Depressione, prevedeva la separazione tra banche di credito ordinarie e banche di investimento, impedendo alle prime le operazioni tipiche delle banche di affari, che mettono a rischio capitali propri o comunque dati appositamente dai loro clienti, ma non i depositi ordinari.