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POMPEI/ Fa più danni o' Vesuvio o il ministro Bray?

Pompei (Infophoto)Pompei (Infophoto)

Il progetto è stato varato alla fine del governo Berlusconi IV e porta la firma del ministro ai Beni culturali Giancarlo Galan, successore del dimissionario Bondi, e del ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ed è stato poi preso in carico dal ministro competente del successivo governo Monti, Lorenzo Ornaghi. Ecco come veniva descritto il progetto: "un sistema organico di interventi di messa in sicurezza e restauro della parte scavata dell'area archeologica finalizzati ad arrestare e recuperare gli effetti dei fenomeni di ammaloramento degli edifici, degli apparati architettonici e di quelli decorativi, a contenere il rischio idrogeologico e a migliorare la fruizione generale del sito".

Poco prima del Natale del 2011, l'Ufficio stampa del ministero dichiarava il progetto operativo già dal gennaio del 2012, grazie anche ai 105 milioni di euro stanziati dall'Ue, e assicurava che entro la metà anno sarebbero iniziati i lavori per 39 progetti già redatti. Pare che a tuttora siano stati aperti solo 5 cantieri e la Cisl afferma che a Pompei siano disponibili solo tre (3) operai della Soprintendenza, che da parte sua dichiara che i lavori di ripristino partiranno "con urgenza" a metà dicembre. A questo proposito, un comunicato del ministero del 3 dicembre 2013 conferma che sono partiti solo cinque cantieri, per l'appunto, che una seconda tranche di lavori partirà dalla metà del mese e una terza entro la fine. I primi restauri verranno completati a marzo 2014.

La nomina del direttore generale del progetto entro il 9 dicembre sembra necessaria per non perdere i fondi europei e c'è da chiedersi come mai da agosto il ministro non sia ancora riuscito a trovare un nome adatto. Forse, e più probabilmente, non è riuscito a trovare un accordo partitico, anche se  dissidi con Letta sono stati smentiti da entrambi. Il rischio che tutto si insabbi nei veti incrociati e nelle resistenze delle burocrazie rimane elevato, e tanto peggio per le millenarie mura di Pompei. 

Forse anche da questa situazione potrebbe originare la prudenza dei commentatori, perché il Progetto Pompei prevede la nomina anche di un vicedirettore generale, di cinque esperti e di una squadra di 20 funzionari, che avranno il compito di "gestire e coordinare gli interventi e gli appalti fuori e dentro il sito archeologico". Non solo, perché è annunciata anche la costituzione di una nuova Soprintendenza speciale. Forse si è in attesa delle scelte dell'esecutivo, per magari valutare meglio i rapporti di forza al suo interno e allora sì lanciarsi in commenti più graffianti.

Credo che alla fine abbia ragione il sindacalista della Cisl: invece di tanti coordinatori, non sarebbe meglio avere più operai a Pompei per eseguire quei lavori di manutenzione che da tempo sono latitanti?

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