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RISULTATI ELEZIONI 2013/ Beppe Grillo e Berlusconi, la coppia che fa impazzire Europa e giornali

I primi commenti della stampa straniera sono di preoccupazione per la possibile ingovernabilità e di sorpresa per il successo di Grillo e il “ritorno” di Berlusconi. AUGUSTO LODOLINI

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Le reazioni della stampa estera ai risultati delle elezioni in Italia credo siano ben rappresentate da un titolo di Bloomberg: “L’Italia vota per il caos e l’euro torna in crisi”. In effetti questo titolo contiene i tre punti che maggiormente preoccupano gli osservatori internazionali. La prima preoccupazione è data dalla situazione di ingovernabilità che si sta delineando e dalla probabile impraticabilità delle soluzioni teoriche sul tappeto. Queste vengono identificate, a grandi linee, in un governo di centrosinistra con appoggi variabili in Senato, in una riedizione della grande coalizione, o in un governo di transizione che conduca a nuove elezioni. L’ultima ipotesi è quella forse considerata più probabile, ma anche quella che spaventa di più per la possibilità che le nuove elezioni non portino a un diverso scenario, anzi lo radicalizzino.

Sono forti i timori che un periodo prolungato di instabilità porti a conseguenze disastrose sui mercati finanziari, non solo europei, e fa particolarmente paura il possibile ritorno a livelli insostenibili del costo di servizio al nostro enorme debito pubblico. Si ricomincia ad accennare all’eventualità che, in una simile situazione, l’Italia possa trovarsi in oggettive difficoltà nel ripagare il proprio debito, se non in un vero e proprio default. I più preoccupati in tal senso sembrerebbero gli spagnoli, che dimenticano, opportunamente dal loro punto di vista, che almeno finora i compiti noi li abbiamo fatti, a differenza loro. Qui si innesta il secondo fattore di preoccupazione, la possibile interruzione delle politiche di austerità. 

La grande maggioranza dei commentatori, infatti, legge l’affermazione di Grillo e il “ritorno” (è questo il termine molto usato, che non nasconde una forte sorpresa) di Berlusconi dall’altro, come il rifiuto dell’austerità da parte della metà degli italiani. Un rifiuto che molti non limitano, peraltro, agli elettori italiani. Significativo il commento del socialdemocratico Martin Schulz, Presidente del Parlamento europeo (sì, quello che si beccò del Kapo dal Berlusca), che, commentando i risultati delle elezioni, richiama la necessità per l’Europa di una politica non più unilaterale di austerità, ma che tenga conto anche della crescita. 

Angela Merkel ha invece ribadito, quasi risposta indiretta a Schulz, che non vi è nessuna contraddizione tra mantenere una politica di austerità e dar luogo contemporaneamente a una politica in favore della crescita. Il suo ministro degli esteri, Guido Westerwelle, invoca un governo stabile che possa portare avanti in Italia una politica di riforme e di consolidamento, che rafforzi la fiducia dei cittadini e dei mercati. Il ministro dell’economia francese, Pierre Moscovici, si è invece espresso in parallelo con Schulz, delineando così una possibile diversa politica dei socialdemocratici europei, che potrebbe diventare anche quella della Germania, se la Spd vincesse le lezioni di autunno. Moscovici ha detto che occorre affiancare ai sacrifici che si chiedono ai cittadini chiare prospettive di crescita, aggiungendo che questa è una necessità non della sola Italia, ma dell’intera Europa.