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MILANO CATTIVA?/ Caro Pisapia, la sicurezza non si ottiene con ideologia e burocrazia

Giuliano Pisapia (Infophoto)Giuliano Pisapia (Infophoto)

Nell’intervista, il sindaco non affronta questo problema, ma dice che “c’è un’emergenza sociale aggravata dalla crisi economica che incide sulla vita di tutti i cittadini.” e aggiunge che “non bisogna speculare sull’odio.” Come non essere d’accordo. Qualche dubbio sorge dall’ultima dichiarazione che invita i cittadini a fare la loro parte: “Se ci fosse una maggiore fiducia nelle forze dell’ordine e nelle istituzioni, aumenterebbero la solidarietà nei rapporti sociali e anche la possibilità di intervenire prima, anziché dopo, per prevenire fatti come quelli accaduti.

Come sarebbe a dire, signor sindaco, la colpa è nostra che non diamo retta a lei e ai suoi funzionari? O magari ai suoi vigili, che dobbiamo andare a cercare in ufficio, perché per strada ci sono solo gli ausiliari delle multe? E dovremmo essere noi ad anticipare i problemi, così lei e le altre “autorità” potreste starvene tranquilli, senza dover affrontare problemi?

Ora forse capisce perché l’ho definita un burocrate, preoccupato di carte da presentare e timbri da apporre, perché uno che ama la sua città avrebbe fatto trasparire un minimo di calore e, perché no, di dolore per una città, la nostra città che, come dice Doninelli, è diversa, una città mai definita dalle insegne del comando, ma fatta dal basso, dai milanesi, da qualunque parte d’Italia e del mondo venissero.

Questa coscienza ha sempre sostenuto Milano, anche in tempi peggiori degli attuali, si pensi all’immediato dopoguerra, agli anni di piombo, alle contrapposizioni politiche di un tempo ben più radicali di quelle odierne. A quanto pare anche “i ragazzi dello Zam” non sanno che farsene di assicurazioni burocratiche, forse perché anche loro amano questa città, sia pure a modo loro.

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