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GIORNALI/ Se il "Manifesto" se la prende con Cl per colpire il Pd

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Con queste premesse è chiaro che ci si possono aspettare solo disastri e alla fine dell’articolo viene citato un passo di Luigi Pintor (uno dei fondatori del Manifesto), che termina così: “si è discretamente svuotata la democrazia e se n’è volata via ogni idea di sinistra…” A conferma che, probabilmente, il vero obiettivo dell’attacco non siano cattolici, ciellini e berlusconiani, ma l’ala diessina del Pd, che ha tradito i compagni della Sel per andare con Berlusconi e Monti, manco fossero dei socialdemocratici qualsiasi.

Tuttavia, un paio di cose credo vadano prese seriamente. Una è la derisoria definizione di “Italia in versione ‘fraterna’” dell’attuale maggioranza, che rivela come costoro non si rassegnino a un Paese normale, in cui si può collaborare anche da posizioni diverse e in cui gli avversari non necessariamente sono nemici da abbattere. Non vorrei che al Manifesto fossero ancora attratti dalla lotta continua, attraverso i giornali e le idee, beninteso, perché li ho sempre conosciuti come lontani da ogni tentazione di violenza. Tuttavia, non sembra il caso di scherzare troppo con queste formulazioni.

Il secondo punto è che, da come lo citano nell’articolo, dimostrano di non aver nessuna idea di cosa sia in realtà il principio della sussidiarietà. Per carità, non si può pretendere che dei marxisti pervicaci conoscano la dottrina sociale della Chiesa, ma sarebbe buona regola scrivere solo di ciò che si conosce.

Sorge però il sospetto che sappiano benissimo cos’è la sussidiarietà, ma che ne diano una falsa interpretazione per usarla come arma contro gli avversari, sulla base dell’immarcescibile regola del “calunniate, calunniate, qualcosa resterà”.

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