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MPS/ Ecco il "risiko" di Profumo

Alessandro Profumo (Infophoto)Alessandro Profumo (Infophoto)

L’unica via d’uscita per evitare una nazionalizzazione che nessuno vuole è un aumento di capitale, pare attorno al miliardo di euro, da lanciare appena ottenuto il via libera dell’Ue, che sta esaminando la pratica Mps sotto il profilo degli aiuti di Stato. Profumo ha dichiarato di non volere altre banche come nuovi soci, affermazione che desta francamente perplessità, perché non è immediatamente chiaro quale investitore, al di fuori del settore bancario, potrebbe essere interessato a metter soldi in una società così disastrata e al centro di numerose controversie giudiziarie.

Un istituto bancario, se non altro, potrebbe essere interessato a sinergie, anche se probabilmente significherebbe la fine della tanto conclamata indipendenza. A meno che si tratti solo di una cortina di fumo per evitare reazioni sul mercato (la Borsa ha comunque cominciato ad agitarsi), o che Profumo pensi di trovare investitori a livello locale, non solo istituzionali. In fondo, se i senesi non vogliono rinunciare alla loro centenaria banca devono rassegnarsi a metter mano al portafoglio. Per intanto, Mps ha dovuto registrare una diminuzione dei depositi di circa 11 miliardi, anche se ora la situazione sembra in via di ripresa.

Non è da escludere che Profumo abbia in mente un’altra possibilità, che guarda più a Roma che a Siena, e cioè l’intervento di qualche istituzione pubblica, ma al di fuori del perimetro del bilancio statale. Sì, la solita Cassa Depositi e Prestiti, che potrebbe partecipare all’aumento di capitale, anche in modo cospicuo, con la possibilità di sostituirsi, in prospettiva, ai bond statali. Questa operazione, se possibile da un punto di vista statutario, si configurerebbe come una sostanziale partita di giro, che non modificherebbe gli investimenti reali nel Paese (cambierebbe solo il soggetto che li fa), ma offrirebbe il vantaggio di risolvere alcuni nodi politici e con Bruxelles, cosa molto gradita al nuovo governo.