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AUMENTO IVA/ I fischi a Zanonato e il "carciofo" che lascia le imprese a terra

Tutti d’accordo che l’Iva non debba essere aumentata e il ministro Zanonato, che evita di fare promesse, si prende i fischi dell’assemblea di Confcommercio. Il commento di AUGUSTO LODOLINI

Flavio Zanonato (Infophoto)Flavio Zanonato (Infophoto)

Che un ministro venga fischiato durante un discorso non da facinorosi estremisti, ma da un’associazione professionale è senza dubbio una notizia. E’ quanto successo ieri alla assemblea annuale della Confcommercio, quando il ministro dello Sviluppo Economico, Flavio Zanonato, non si è detto sicuro della possibilità di non aumentare l’Iva al 22% dall’attuale 21%. Mi pare, però, che la notizia finisca lì, ai fischi. Zanonato si è limitato a dire che sarebbe opportuno non aumentare l’Iva, ma l’aumento decretato dal precedente governo è ormai inscritto in bilancio e occorre quindi trovare fondi alternativi. Niente, cioè, che già non si sapesse, e neppure la fonte delle possibili entrate alternative è una notizia, perché il ministro ha parlato di possibili riduzioni di altre voci di spesa. E rimarrà una non notizia fino a che non ci diranno cosa effettivamente taglieranno, comunicandoci finalmente le proposte specifiche contenute nella spending review del precedente governo.

Il presidente dei senatori del Pdl, Renato Schifani, e il segretario del Pd, Guglielmo Epifani, si sono dichiarati d’accordo con il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, sulla necessità di non aumentare l’Iva. Rimane l’impressione che Zanonato abbia avuto l’onestà di non promettere ciò che non era sicuro di poter mantenere, anche a costo dei fischi.

E’ comunque comprensibile l’atteggiamento dei commercianti, in prima linea rispetto alle conseguenze negative dell’aumento e già alle prese con la diminuzione dei consumi derivante dalla crisi. Sarebbe bene, però, vedere il problema in modo più ampio o se si preferisce, meno tattico. Per cominciare, l’aumento è di un punto percentuale e, per quanto grave, non è detto che sia così esiziale. Il governo potrebbe rivedere le percentuali Iva nei vari settori, così da favorire i consumi più essenziali e quelli più vulnerabili all’aumento. Non si tratta della solita ideologia anti-ricchi, ma di prendere atto che per certe tipologie di consumi l’aumento dell’1% può essere irrilevante, per altre distruttivo.

Nella scelta dei settori, occorrerebbe tener conto anche dell’entità dei ricarichi, perché dove i margini sono molto ampi è possibile evitare di scaricare totalmente l’aumento sul consumatore finale. Sarebbe opportuno, peraltro, che tutte le categorie evitassero di applicare automaticamente questo principio, anche se ormai consolidato storicamente. Per i produttori è importante recuperare spese fisse, impegnando di più gli impianti, e per i commercianti mobilitare al massimo la merce, soprattutto in tempi di difficoltà di finanziamento.


COMMENTI
13/06/2013 - Tante parole e tante tasse fan dolore. (claudia mazzola)

La micro impresa di mio marito non l'aiuta nessuno, nè banche nè governo, figuriamoci l'aumento IVA quanto bene possa fare.Il motto di mio marito? Aiutati che Dio t'aiuta!