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FINANZA & BANCHE/ Popolari, a che serve stare in Borsa?

AUGUSTO LODOLINI, a commento del recente articolo di Gianni Credit, svolge alcune riflessioni sul ruolo delle banche Popolari nel nostro sistema economico e sulla loro quotazione in Borsa

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L’articolo di Gianni Credit sulle banche Popolari quotate in Borsa contiene una serie di indicazioni molto interessanti e apre anche una serie di domande altrettanto interessanti. Credit prende spunto dalle osservazioni fatte sulle popolari dal Governatore della Banca d’Italia nelle sue Considerazioni finali, che ritiene dirette in particolare alla Popolare di Milano, la cui governance è periodicamente sotto accusa.

Una prima indicazione importante è la sottolineatura che Credit fa della rilevanza per il nostro sistema economico delle Popolari e del fatto che il sistema bancario non può essere esaurito solo da banche “organizzate come società di capitali, orientate al profitto e tendenzialmente quotate in Borsa.”, ma necessita anche di solide banche che operino in diretto rapporto con il loro territorio di pertinenza.

A tal proposito è interessante un articolo apparso su ResPublica a firma del parlamentare britannico Guy Opperman (l’originale è pubblicato nella sezione inglese de Il sussidiario), in cui si denuncia la concentrazione del sistema bancario britannico, dove sei banche detengono il 75% del mercato, e si sostiene la necessità di ridare vigore al sistema delle banche locali per stimolare la ripresa attraverso il credito soprattutto alle PMI.

Ed ecco anche le prime domande. Credit, alla pari di Opperman, cita come esempio virtuoso il sistema tedesco, con le sue “Volksbanken” a fianco delle “Raiffeisenbanken”. Tuttavia, mi pare che siano proprio queste banche che da anni rappresentano una spina nel fianco per la Germania che, non a caso, si è battuta per escluderle dai controlli dell’Ue. Vale a dire che, come non sempre “piccolo è bello”, il “locale” non è di per sé una garanzia esauriente.

Sono altrettanto condivisibili le perplessità di Credit sull’efficienza ed efficacia dimostrata dal “modello unico” di banca Spa quotata, ma anche qui la domanda è quanto su questa inefficienza abbia influito l’aver adottato il modello di banca universale renano, cioè tedesco, e la eliminazione della distinzione tra banche ordinarie e banche di investimento. Sarà bene ricordare che la cancellazione di questa separazione è alla radice dell’attuale catastrofica crisi.

Alle nostre banche va senza dubbio riconosciuto il merito di essersi tenute ai margini di questa disastrosa evoluzione. Tuttavia, anche da noi vi è stata qualche improvvida commistione, quale la sostanziale eliminazione dei mediocrediti e la “satellizzazione” delle società di gestione del risparmio, con la importazione delle sedicenti “muraglie cinesi” anglosassoni.