BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

IL CASO/ Saipem, Eni e la "tempesta" peggiore del crollo in Borsa

InfophotoInfophoto

Il management sembrerebbe, quindi, intenzionato a compiere una verifica e ripulitura delle operazioni in corso, cercando di evidenziare con trasparenza tutti i “buchi”, e a ristabilire condizioni positive per una ripresa delle attività in aree compromesse, come è il caso dell’Algeria. Inoltre, l’Ad dichiara che il portafoglio ordini non è stato danneggiato e che, anzi, si sono aggiunti lavori a maggiore redditività.

C’è da sperare che queste dichiarazioni reggano alla prova dei fatti e l’attuale tempesta possa essere superata, e non solo in Borsa. Attorno a Saipem il gioco è, infatti, molto più ampio, se non altro perché coinvolge la sua controllante Eni, che detiene il 43% del capitale, con un potenziale conflitto di interessi che, almeno fino a tempi recenti, non ha impedito a Saipem di lavorare a tutto campo, distanziandosi dall’immagine di azienda “interna” a Eni. Sarebbe interessante sapere chi ha più guadagnato da questa interazione e chi perderebbe nel caso di una cessione di Saipem a terzi.

Discorso, questo, tutt’altro che teorico, perché quella dello scorporo di Saipem da Eni è più di un’ipotesi, anche se l’Ad di Eni, Paolo Scaroni, ha dichiarato nello scorso marzo che “non abbiamo fretta di valutare una eventuale cessione. Saipem è un buon investimento e lo resta”. La dichiarazione va vista alla luce della proposta di scorporo arrivata a Scaroni nello stesso marzo da parte dal fondo di investimento Kvam, presente in Saipem, che faceva leva proprio sulla diminuzione di valore borsistico conseguente alla vicenda algerina. Rispetto ad allora, il titolo ha perso un altro 30% e bisogna vedere se Scaroni lo considera tuttora un buon investimento.

Inoltre, Saipem, alla pari di Finmeccanica, altra azienda a partecipazione pubblica scossa dalle azioni della magistratura, è vista da qualcuno come una risorsa da vendere per ridurre il debito pubblico. In tal senso, il crollo di questi giorni potrebbe risultare paradossalmente una difesa della società rispetto a queste ipotesi.

Ecco qui un altro argomento su cui sarebbe interessante conoscere la posizione del nuovo governo e delle forze che lo sostengono, sperando che nessuno pensi di svendere Saipem, o parte di Finmeccanica, per fare cassa. O magari per mantenere qualche promessa elettorale.

© Riproduzione Riservata.