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PALESTINA/ Cosa si nasconde dietro alle dimissioni lampo del premier?

Il presidente palestinese Abu Mazen (Infophoto)Il presidente palestinese Abu Mazen (Infophoto)

Innanzitutto, nonostante il suo ruolo, Abbas non può presentarsi come interlocutore unico da parte palestinese, ma solo come rappresentante di quella parte di palestinesi che si rifanno al suo partito, Al Fatah, e ai suoi alleati. Come è noto, Hamas non ha alcuna intenzione di trattare con Israele, sul cui territorio spara semmai razzi, è ha il controllo completo della Striscia di Gaza, dalla quale ha estromesso Al Fatah con la violenza.

Per Abbas sembrerebbe, quindi, più produttivo presentarsi come garante dell’unità almeno dei palestinesi dei Territori, ma le dimissioni nel giro di poche settimane di due primi ministri, entrambi considerati indipendenti dai partiti, indicano invece una situazione di grave instabilità che nuoce alla causa palestinese.

Né sembra del tutto sostenibile la posizione del portavoce di John Kerry, perché questa instabilità indebolisce anche Abbas e rischia di rafforzare i falchi israeliani e coloro che cominciano a mettere in dubbio l’opportunità, e non solo la probabilità, di mettere in atto la teoria dei due Stati in Palestina. Potremmo avere qui un’altra prova della disattenzione dell’Amministrazione Obama nei confronti di questa questione. Come ha fatto notare qualcuno, John Kerry, nominato Segretario di Stato lo scorso dicembre, ha fatto in questi pochi mesi forse più viaggi in Medio Oriente di quanti non ne abbia fatti Hillary Clinton nei quattro anni del suo mandato.

L’interim di Hamdallah in attesa della nomina del suo successore può durare, a norma di legge, solo due settimane e poi sapremo forse qualcosa di più sulle direttive del nuovo governo. Secondo alcune voci, Abbas starebbe pensando a un possibile governo di unità nazionale composto da tecnici indipendenti, se i colloqui di pacificazione con Hamas andassero a buon fine.

Per una volta, noi italiani potremmo diventare un caso di scuola, se Abbas si mettesse a studiare l’esempio del nostro governo tecnico sostenuto da una grande coalizione. Per evitarne i risultati, si intende.

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