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PALESTINA/ Cosa si nasconde dietro alle dimissioni lampo del premier?

Il primo ministro palestinese, nominato all’inizio di giugno, si è dimesso per contrasti con il presidente Abu Mazen, in un momento difficile per tutto il Medio Oriente. AUGUSTO LODOLINI

Il presidente palestinese Abu Mazen (Infophoto)Il presidente palestinese Abu Mazen (Infophoto)

La notizia delle dimissioni del primo ministro palestinese, Rami Hamdallah, non può non sorprendere, se non altro perché era stato nominato da appena un paio di settimane. Queste dimissioni non sono solo sorprendenti, ma danno luogo a una certa preoccupazione, perché denotano una situazione instabile all’interno dell’Autorità palestinese che rende ancor più difficile la ricerca della soluzione di una delle più lunghe e drammatiche questioni medio - orientali.

Hamdallah, uno stimato professore presidente dell’università An-Najah di Nablus, era stato nominato il 2 giugno in sostituzione del dimissionario Salam Fayyad, ma il presidente palestinese Abu Mazen gli aveva messo accanto due vice primi ministri con ampi poteri. A quanto pare, sono stati proprio i contrasti con questi due per le loro “invasioni di campo” a causare le dimissioni di Hamdallah.

Interessante sotto questo profilo una tesi che, riporta il Jerusalem Post, circola tra i sostenitori del premier dimissionario, secondo la quale il ruolo attribuito a Hamdallah sarebbe stato solo di facciata, ma le decisioni sarebbero state prese realmente da Abu Mazen e i due vice primi ministri a lui fedeli. Un ormai insanabile contrasto con il presidente palestinese sarebbe all’origine anche delle dimissioni di Salam Fayyad, a sua volta una personalità forte con proprie idee e programmi spesso non coerenti con quelli di Abu Mazen. Inoltre, Fayyad avrebbe anche tentato di porre un freno alla corruzione che rappresenta il maggiore malanno di Al Fatah e che ha dato molta forza al concorrente massimalista Hamas, a Gaza ma non solo.

Una conferma indiretta di queste voci è venuta da un portavoce del Dipartimento di Stato americano che, riporta la Reuters, ha dichiarato che le dimissioni di Hamdallah non avranno riflessi negativi sui colloqui di pace, perché “quando si parla del processo di pace, il nostro interlocutore è il presidente Abbas .”(Mahmud Abbas è il nome anagrafico di Abu Mazen, NdR). Come dire che il primo ministro non conta molto, almeno per le trattative di pace.

I colloqui per la ricerca di una soluzione pacifica tra Palestina e Israele sono fondamentali per l’esistenza dei due Paesi e hanno senza dubbio bisogno di essere portati avanti da una personalità forte. In questo senso, potrebbe essere logico che Abbas avochi a sé questa responsabilità, lasciando al primo ministro la gestione degli altri affari di governo. Tuttavia, la situazione palestinese è talmente intricata da rendere difficile anche questa strada di per sé logica.