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BANCHE/ Dall'Europa una stangata ai risparmiatori

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Innanzitutto la tempistica. L’accordo dovrebbe entrare in vigore dal 2018, ma si fa notare che default bancari sono possibili, se non addirittura probabili, già dall’anno prossimo, vista la crisi perdurante. È logico pensare che questi casi saranno trattati come è stato fatto finora, cioè con l’intervento pubblico, quindi sembrerebbe un’iniziativa per un futuro piuttosto lontano, destinata a rimanere ancora per qualche anno solo una petizione di principio.

L’esempio concreto da cui l’Ecofin è partito è quello di Cipro e diversi commentatori hanno ricordato la proposta, all’epoca molto criticata, del ministro delle Finanze olandese, Jeroen Dijsselbloem, di estendere il modello cipriota ad altre situazioni. Evidentemente c’è stato un ripensamento, ma sarebbe interessante capire a cosa dovuto. Viste le posizioni di Germania, Olanda e compagni, il sospetto è che si voglia mettere al riparo innanzitutto i propri contribuenti, oppure avere un controllo diretto più ferreo sulle banche degli altri paesi, posizione non gradita a Francia, Gran Bretagna e altri Stati. Non a caso, in Germania il progetto è stato criticato, perché attraverso l’intervento dell’Esm i contribuenti tedeschi verrebbero comunque coinvolti pro quota.

Tuttavia, il punto di partenza rimane valido, là dove coinvolge azionisti e obbligazionisti, chiamati a riparare le perdite della banca in cui hanno investito, come accade agli investitori per tutte le altre imprese. Meno chiaro è il coinvolgimento dei depositanti, cioè dei clienti delle banche, e infatti si parla di altre differenziazioni, oltre quella relativa ai depositi garantiti, per esempio per i depositi di istituzioni, come altri istituti finanziari o fondi pensioni, le cui perdite potrebbero innescare crisi sistemiche.

Sarà interessante vedere come verranno distinti i depositanti “buoni”, esentati, da quelli “cattivi”, chiamati invece a partecipare alle perdite. Forse i ministri avevano in mente i “cattivi” russi clienti delle banche cipriote, ma sembra non abbiano calcolato il possibile effetto di questa proposta sulla raccolta bancaria, già in affanno per molte banche. Francamente, sembra un ballon d’essai. Tanto più che il progetto dovrà essere approvato, entro la primavera del 2014, dal Parlamento europeo per diventare esecutivo, sia pure nel 2018, e il suo passaggio non sarà facile.