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BANCHE/ Dall'Europa una stangata ai risparmiatori

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Un altro aspetto che, a meno sia sfuggito a questa prima lettura, non viene preso in carico è il motivo delle perdite della banca e le conseguenti responsabilità. Nei casi in cui le difficoltà provengono non da cattiva gestione, ma da situazioni di mercato, il progetto porrebbe le banche sullo stesso piano delle altre aziende, ma nel caso di gestione incapace o azzardata si dovrebbero anche perseguire i responsabili di tale gestione, cosa finora raramente avvenuta. In tal caso, i depositanti sarebbero parte lesa, non corresponsabili.

Rimane la sensazione che non si voglia affrontare la questione di fondo, cioè la natura del tutto particolare della banca, ma soprattutto che non si voglia ripristinare la netta separazione tra la pura gestione del credito, cioè la raccolta di depositi e il loro impiego per finanziare imprese e famiglie, e le banche d’affari, che investono in prodotti finanziari i capitali raccolti a tale scopo e che dovrebbero essere comunque escluse dall’intervento pubblico. La natura dei rischi, la loro valutazione, le modalità di gestione e la tipologia dei controlli sono nei due casi molto diversi.

A chi conviene continuare a giocare con il fuoco, tenendo insieme entità che dovrebbero essere rigorosamente separate, nell’interesse della collettività?

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