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ILVA TARANTO/ Le domande “scomode” per politici e magistrati

Enrico Bondi (Infophoto)Enrico Bondi (Infophoto)

Bondi non è responsabile della gestione passata dell’Ilva, essendo stato nominato lo scorso aprile, tuttavia era in carica al momento della cosiddetta legge “salva Ilva”, che prevedeva tutta una serie di adempimenti. Qualche giorno fa, il ministro per l’Ambiente, Andrea Orlando, ha denunciato enormi ritardi nell’attuazione di questi provvedimenti, ha parlando addirittura di una realizzazione al 20%. Quali sono le ragioni di questi ritardi: sono stati imposti tempi troppo rigidi, i Riva non hanno messo sufficienti soldi, inefficienza gestionale, impedimenti amministrativi? Saperlo è essenziale per poter rimuovere le cause dei ritardi e anche per stabilire se Bondi è la persona più adatta a gestire l’accelerazione dei processi.

Come sottolinea Francesco Forte nella sua recente intervista a ilsussidiario.net, Bondi sa fare molto bene il liquidatore, come ha dimostrato con Parmalat, ma non è detto che sia adatto alla gestione di una questione complessa come l’Ilva. Forte pone anche alcune domande che sembrano essere state messe sotto silenzio. I problemi dell’Ilva non sono nati l’altro ieri, ma datano da lungo tempo, probabilmente fin dai tempi della privatizzazione della società siderurgica nel 1995, e non credo risolutivo porre tutto a carico dei Riva.

Forte si chiede dove erano Confindustria e sindacati, per non parlare della politica locale, tutti quelli che ora si agitano sul proscenio. La regione ha grande responsabilità proprio nel settore della salute, se non erro, e sarebbe interessante conoscere le azioni intraprese da Salvatore Distaso, Raffaele Fitto e Nichi Vendola, che si sono succeduti nella carica di presidente della Puglia dal 1995 a oggi. E anche se e come sono intervenuti i ministri per l’Ambiente di quegli anni: i Verdi Ronchi e Pecoraro Scanio, il Pd Willer Bordon, i PdL Matteoli e Stefania Prestigiacomo. Corrado Clini, ministro con il governo Monti, se ne è dovuto occupare e lo si può considerare il padre del “salva Ilva”.