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EGITTO/ L'attentato nel Sinai e il ruolo (mancato) dell'Italia

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Vi è un’altra vittima di cui tener conto ed è la popolazione del Sinai, ormai un’area in cui scorazzano predoni di tutte le tipologie e ideologie. Il governo egiziano è intenzionato a spostare migliaia di beduini per creare una più estesa zona cuscinetto con Gaza e impedire l’afflusso di terroristi e armi.

Un più deciso intervento del governo egiziano in quella specie di terra di nessuno che è ormai il Sinai, potrebbe forse essere l’occasione per cominciare ad affrontare la tragedia dei profughi africani, in particolare eritrei, irrisolta nonostante le denuncie di molte Ong e le dichiarazioni di molti enti internazionali, dall’Onu all’Ue, con pochi risultati concreti. Si calcola che dal 2009 all’anno scorso più di 30mila persone siano state forzatamente trattenute nel Sinai dai beduini, maltrattate e spesso torturate per ottenere il riscatto dalle famiglie.

Forse è una speranza mal riposta, visto che l’Ue ha accusato le forze di sicurezza sudanesi ed egiziane di partecipare a questo losco traffico umano. Inoltre, Israele ha chiuso le sue frontiere a questi profughi ed è in corso una contesa tra governo e Alta Corte israeliana, che ha dichiarata illegale la detenzione di un paio di migliaia di questi profughi in un campo all’interno di Israele.

L’Italia dovrebbe essere particolarmente attiva in questo settore, dato che anche le ondate di profughi che arrivano sulle nostre coste passano per le mani di questa criminale rete di trafficanti, pagando con i loro averi e spesso con la vita. Sarà anche bene ricordare che l’Eritrea era una nostra colonia e che dovremmo sentirci anche noi responsabili della tragica situazione in cui versa quel Paese. Invece la nostra politica estera, già non chiara o inesistente in molti dei suoi aspetti, sembra del tutto assente per quanto riguarda quella parte dell’Africa che è stata governata almeno per un po’ di tempo dall’Italia e che dovremmo sentire più vicina.

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COMMENTI
27/10/2014 - Vamos a la plaia (Vittorio Cionini)

Forse è vero. Dovremmo occuparci dell'Eritrea verso la quale abbiamo gravi debiti morali. Ma non vorrei che questo invito facesse venire la voglia a qualcuno di organizzare spedizioni militari per andare a raccogliere i migranti direttamente sulle coste del Mar Rosso. Dopo aver chiuso il "Mare Nostrum" speriamo non si apra il "Mare Rubrum".