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SCENARI/ C'è una Risoluzione degli Usa che vuole la guerra con Putin

Ron Paul (Infophoto)Ron Paul (Infophoto)

Per esempio, si chiede se gli interventi americani in favore del rovesciamento del governo eletto non rappresentino essi pure violazioni della sovranità ucraina; richiama il fatto che le commissioni di inchiesta sull’abbattimento dell’aereo malese non hanno ancora accertato i responsabili, che la risoluzione identifica nei separatisti filorussi, né che si sia trattato di un missile; ricorda che non fu la Russia ad iniziare il conflitto del 2008, bensì la Georgia. Si chiede, inoltre, perché il principio di autodeterminazione non valga per i russi dell’Est dell’Ucraina.

La risoluzione presenta qualche altro aspetto “problematico”, per esempio nei diversi paragrafi dedicati all’informazione, in cui si accusano i media russi di essere strumenti della propaganda governativa, accusa realistica, ma la soluzione proposta è la controinformazione in lingua russa delle emittenti americane La Voce dell’America e Radio Europa Libera. Ron Paul non ha tutti torti nell’affermare che i toni ricordano quelli della guerra di propaganda e contropropaganda di un tempo. Personalmente, ricordo che Radio Europa Libera ebbe una parte rilevante nella rivoluzione del ’56 in Ungheria, ma che poi gli ungheresi furono lasciati soli di fonte ai carri armati russi.

Il documento sembra una ripresa della teoria del brinkmanship di Foster Dulles, segretario di Stato americano nei tempi più duri della Guerra fredda: “La capacità di andare fino all’orlo, senza cadere nella guerra”. Pericolosa allora, quando si fronteggiavano due blocchi, questa strategia lo è ancora di più adesso, di fronte a una pluralità di attori in uno scenario geopolitico a “geometria variabile”.

La decisione della Camera americana avviene mentre è in corso una guerra del petrolio, materia strategica per eccellenza, in cui un alleato storico come l’Arabia Saudita ha scatenato una guerra dei prezzi proprio contro gli Usa, più che contro il presunto nemico comune, la Russia, che stringe intanto accordi con la Turchia, altro ex alleato americano, in funzione anti Usa e UE.

Anche la Risoluzione 758 affronta il problema energetico e invita i Paesi europei a differenziare le proprie fonti energetiche per ridurre la dipendenza da Mosca e suggerisce di promuovere l’esportazione di gas naturale e altri combustibili dagli Stati Uniti (e da altri Paesi), invitando il presidente ad accelerare le procedure in proposito; come noto, la legge americana impedisce l’esportazione di prodotti petroliferi greggi dagli Usa.

Un collaterale aspetto di “marketing” è riscontrabile anche nel punto riguardante il rafforzamento del dispositivo militare NATO. L’industria degli armamenti europea è rimasta danneggiata dalle sanzioni contro la Russia e il rafforzamento dell’apparato militare europeo, e della relativa spesa, può rappresentare uno sbocco alternativo alle commesse perse con la Russia.

Ovviamente, si aprirebbero così nuovi mercati anche per l’industria statunitense e, chissà, forse il governo Renzi sarà costretto a riaprire il dossier F-35. Speriamo che tutto questo serva almeno a non indebolire la nostra industria della difesa, Finmeccanica in testa.

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