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TOTO-NOMINE/ Il futuro di Eni e Saipem nella “morsa” di Usa e Russia

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Un contratto certo rischioso, ma che mi auguro abbia avuto come controparte prezzi vantaggiosi, firmato nel 2007, non prevedendo l’imminente crisi con la conseguente riduzione di consumi. Comunque, un errore di cui Scaroni è, quantomeno oggettivamente, responsabile. Forse, a crisi iniziata, il contratto avrebbe potuto essere ridiscusso, ma evidentemente il governo Prodi e, soprattutto, il successivo governo Berlusconi non se ne sono curati, nonostante i rapporti personali con Putin di quest’ultimo. O, forse, le ragioni dell’accordo erano più politiche che economiche, quindi non trattabili.

Comunque sia, rimane confermato che Eni e Saipem hanno un valore strategico per l’Italia, che va oltre il loro valore di Borsa o commerciale, due aziende per le quali, come per la Finmeccanica o l’Enel, è tutt’altro che indifferente dove risieda il centro di comando. Lo ricordino bene i nostri governanti, filoamericani, filoeuropei o filorussi che siano.

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