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TOTO-NOMINE/ Il futuro di Eni e Saipem nella “morsa” di Usa e Russia

L’incombente rinnovo di numerosi manager rischia di creare un periodo di instabilità per molte aziende pubbliche, da evitare almeno per le più strategiche come l’Eni. AUGUSTO LODOLINI

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Nel suo articolo su Telecom ed Eni, Gianni Credit ha illustrato molto bene i possibili esiti di due dei più importanti rinnovi di cariche di manager pubblici. Particolarmente rilevanti sono gli scenari che si stanno disegnando per l’Eni, data l’importanza strategica che questo gruppo ha per l’Italia, che derivano da due caratteristiche peculiari del nostro Paese. La prima è data dalla posizione geografica della Penisola, vero e proprio ponte tra Nord e Sud e tra Est e Ovest, tra Europa, Africa e Asia. Per quanto riguarda il settore energetico, l’Italia non ha un gran ruolo a nord, ma è molto attiva in particolare sull’altra sponda del Mediterraneo e con la Russia, e ciò soprattutto attraverso l’Eni.

L’altra caratteristica è che, a differenza degli altri paesi europei, presi di solito a modello per noi incolti italiani, l’Italia ha rinunciato al nucleare e ha limitato di molto l’uso del carbone, per motivi ecologici o, meglio, ecologisti, ed è estremamente dipendente da petrolio e gas naturale. Ciò, indipendentemente da simpatie personali o politiche, giustifica la nostra esposizione verso paesi come l’Algeria, la Libia o la Russia.

Le strategie operative dell’Eni sono fortemente influenzate da questa situazione, differenziandolo in parte dai concorrenti europei e allontanandolo dalle grandi compagnie statunitensi, anche se in un modo non così drammatico come ai tempi di Enrico Mattei. Nella prospettiva dei rapporti con gli Usa, acquista così particolare interesse la ventilata nomina ad amministratore delegato di Leonardo Maugeri in sostituzione di Paolo Scaroni.

Come sottolinea Credit, Maugeri proviene dall’interno del gruppo, ma a differenza del “filorusso” Scaroni, è ben collegato agli ambienti americani, dato che conduce ricerche sull’energia all’Università di Harvard ed è membro di diversi istituti di ricerca americani, oltre che di Accenture, il più grande gruppo di consulenza al mondo (275000 dipendenti), che da gennaio 2014 è il gestore principale dell’Obamacare, la riforma sanitaria di Obama. Maugeri è noto negli ambienti americani per essere stato un sostenitore delle opportunità rappresentate dallo shale oil e per averne predetto il successo, ipotizzando che nel 2017 gli Stati Uniti saranno i maggiori produttori di petrolio.

Questa nomina si inserirebbe bene nel quadro disegnato da alcuni di un Renzi appoggiato da Obama in funzione anti-Merkel, tesi adombrata anche da Giulio Sapelli su Il Sussidiario. Non ho elementi per dire se le cose stanno così, ma sembrerebbe in effetti che gli Usa abbiano una certa simpatia per i “rottamatori” di casa nostra, visto l’apprezzamento espresso a a suo tempo per Beppe Grillo dall’ambasciatore americano in Italia.

Se Scaroni andasse alla presidenza del gruppo, superando passati dissapori con Maugeri, l’Eni potrebbe contare su una diarchia bifronte, capace di guardare a ovest e a est, un est difficilmente rimpiazzabile dagli Stati Uniti, essendo impensabile sopperire ai nostri fabbisogni energetici importando il loro shale oil e gas.