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ILVA/ La carta indiana e il rischio di un'altra Alitalia

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Ci si può quindi chiedere quale possa essere l’interesse del gruppo indiano a entrare nell’Ilva, a parte bloccare l’entrata di qualche concorrente pericoloso. È probabile che si dia per scontato che l’Italia non lasci, malgrado tutto, andare in malora anche il settore siderurgico, malconcio non solo per l’Ilva, ma per la contemporanea crisi del gruppo Lucchini, già passato ai russi di Severstal e ora in amministrazione straordinaria. Per gli impianti di Piombino vi è l’offerta di un altro gruppo indiano, la Jvs di Sjjan Jindal, mentre a quelli di Trieste sembra interessata, una volta tanto, un’azienda italiana, il cremonese Gruppo Arvedi.

L’interesse dello Stato al salvataggio dell’Ilva potrebbe quindi assicurare condizioni di particolare favore al “salvatore”, su qualcuno o tutti i fronti coinvolti, dagli incentivi finanziari all’assunzione in toto degli aspetti sociali e ambientali, che tanto pesano sulla situazione di Taranto e che sono ben presenti al management di ArcelorMittal.

Ancora una volta si è ripresentata la questione dell’italianità e si è quindi parlato di un possibile coinvolgimento dei Marcegaglia e dell’onnipresente Cassa depositi e prestiti, la cui presenza avrebbe la funzione di assicurare la dovuta attenzione agli aspetti occupazionali e di permanenza delle produzioni in Italia, mentre il gruppo mantovano giocherebbe il ruolo di partner industriale italiano del colosso franco-indiano.

Il gruppo di Gazoldo, totalmente in mano alla famiglia Marcegaglia, è uno dei leader della siderurgia italiana, con più di 5 milioni di tonnellate prodotte e più di 4 miliardi di euro di fatturato, e si distingue per una particolare attenzione ai processi innovativi. Dati di tutto rispetto in Italia, ma non tali da condizionare gli indiani ed è quindi essenziale cercare di capire quale sarà il ruolo dei Marcegaglia nell’eventuale nuova Ilva, a mano a mano che si avranno notizie più certe sullo svolgimento dei contatti in corso.

ArcelorMittal, pur sottolineando un interesse reale per Taranto, pare per il momento considerare tempi lunghi, del tutto giustificati dalla complessità dello scenario descritto. Il problema è che a Taranto i tempi si stanno sempre più accorciando e decisioni devono essere prese e iniziative avviate al più presto possibile. La soluzione potrebbe essere data da un intervento tempestivo ma non avventato del governo, per evitare di trovarci quanto prima di fronte a un’altra e peggiore Alitalia.

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