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TELECOM/ Telefonica e il “rebus” di Vivendi, Mediaset e Banca popolare cinese

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Il consiglio di sorveglianza di Vivendi dovrà decidere innanzitutto se accettare l’offerta su Gvt e, in subordine, se accettare anche di sostituire Telefonica in Telecom Italia. Se decidesse solo per la fusione in Brasile, la posizione della società italiana diverrebbe ancor più grave, perché la nuova conglomerata franco-spagnola restringerebbe notevolmente i margini di Tim Brasil, di cui abbiamo visto l’importanza per Telecom.

Scenari molto più ampi si aprirebbero al contrario con l’entrata di Vivendi in Telecom, ma più difficile è valutare la convenienza di una tale mossa per i francesi, che si sono già parzialmente ritirati dalle telecomunicazioni per concentrarsi sui media. I commentatori francesi, difatti, sembrano piuttosto scettici in proposito e più propensi a considerare il rifiuto della quota in Telecom in cambio di migliori condizioni nella cessione di Gvt.

Tuttavia, se Telefonica rimanesse in Telecom continuerebbe ad avere grossi problemi con l’antitrust brasiliano e, soprattutto se Vivendi accettasse la fusione di Gvt, sarebbe costretta a uscire definitivamente dalla società italiana. Inoltre, qualche analista francese fa notare che Vivendi era segnalato come uno dei possibili partner per Mediaset Premium, in cui è già entrata Telefonica, e che quindi potrebbe delinearsi un accordo molto più complesso tra spagnoli, francesi e italiani, che potrebbe riguardare un riassetto globale e di Telecom e di Mediaset.

Come si vede, non siamo molto lontani dagli scenari di fantaeconomia disegnati in precedenti articoli e, infatti, ne riappare uno dei protagonisti, quel Vincent Bolloré importante socio di Vivendi e di Mediobanca, che potrebbe quindi aggiungere all’8,4% di Telefonica anche l’1,6% di Mediobanca. Il destino di Telecom sembra essere passato dalle mani degli spagnoli di Telefonica a quelle dei francesi di Vivendi (Franza o Spagna, purché se magna, si diceva qualche secolo fa), nella più totale assenza degli italiani, con l’eccezione del volenteroso Fossati con la sua Findim al 5%.

Per esaurire tutte le possibilità, non si può neppure escludere che Bollorè decida di giocare la partita contro gli spagnoli, convincendo Mediobanca a rimanere e Vivendi ad acquistare, per esempio, le quote di Intesa e Generali, magari con un accordo con Fossati e con qualche fondo internazionale presente nell’azionariato, tipo l’americano Blackrock. Sarebbe così possibile portare avanti la fusione di Tim con Gvt e gli accordi con Mediaset sulla pay-tv. Il brettone Bollorè è conosciuto come un tipo molto deciso, ma è da vedere se vorrà andare in battaglia a campo aperto con gli spagnoli, a meno che gli italiani si decidano ad intervenire pesantemente.


COMMENTI
07/08/2014 - Governo assente (Giuseppe Crippa)

L’assenza del Governo nelle vicende economiche del Paese è di giorno in giorno più evidente. Mi chiedo se questo sia dovuto a limiti personali dei ministri (e del loro presidente) – limiti peraltro comprensibili e tutto sommato accettabili, soprattutto dopo aver visto all’opera i predecessori – o al fatto che la macchina statale è così farraginosa che è inevitabile dover fare una cosa alla volta e Renzi si è impegolato con la riforma del Senato. Critichiamolo pure, ma diamogli anche un po’ di tempo.