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TELECOM/ Le "montagne russe" tra Argentina, Brasile e (falsi?) rumors

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Il management Telecom ha dichiarato Tim Brasil strategica, aprendo all’ipotesi di una conglomerata sudamericana, imperniata su Brasile e Argentina, e di una alleanza con Oi, se non di una sua acquisizione, cui osta la grave situazione debitoria di entrambe le società. Come già detto altrove, questa alleanza avrebbe un notevole senso sotto il profilo industriale e la fusione tra Oi e Portugal Telecom, attualmente in corso, aprirebbe ulteriori scenari positivi per l’espansione della società italiana.

Si può sperare perciò in un contrattacco italiano alla ventilata offerta su Tim Brasil di Oi, probabilmente insieme a Vivo (Telefónica) e Claro (America Movil), tenendo conto anche della partecipazione alla gara per l’assegnazione in Brasile delle frequenze di quarta generazione. A differenza di Vivo e Claro, Oi ha rinunciato a partecipare adducendo ragioni strategiche, ma la maggior parte dei commentatori, anche brasiliani, accenna al fatto che Oi avrà comunque accesso a tali frequenze attraverso Tim Brasil, qualunque delle due ipotesi in campo si verifichi.

Occorrerà, tuttavia, chiarire la situazione nella capogruppo italiana, in cui Vivendi sostituirà Telefónica come socio principale, ma non di controllo, dato che dopo la cessione di Gvt, Vivendi avrà il 5,7% del capitale e circa l’8% dei diritti di voto. La strategia di Vivendi si è basata finora su una progressiva concentrazione su media e produzione di contenuti, riducendo la presenza nella telefonia pur mantenendo partecipazioni nelle società telefoniche cedute. È la strategia seguita in Francia e che ora trova qualche problema con le autorità di sorveglianza per un possibile conflitto di interessi proprio a proposito di contenuti e pay-tv.

A differenza degli spagnoli, quindi, i francesi non hanno alcun interesse a frenare l’espansione di Telecom Italia, tanto meno in un mercato importante come il Brasile. Tuttavia, a seguito della cessione di Gvt, Vivendi otterrà anche circa il 7,5% di Telefónica Brasil, ritrovandosi perciò concorrente di Telecom Italia.

Questa situazione è senz’altro vantaggiosa per Vivendi, che può così offrire i propri prodotti attraverso una serie di partecipate e collegate, ma Telecom Italia si troverebbe di nuovo con possibili limitazioni alla sua autonomia operativa. E magari ancora oggetto di raid borsistici a beneficio dei soliti “ben informati”.

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