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UCRAINA/ L'Europa non lasci il suo compito alla Nato (e a Obama)

Vladimir Putin (S) e Barack Obama (Infophoto)Vladimir Putin (S) e Barack Obama (Infophoto)

In questo l'Europa doveva aiutare il popolo ucraino, qualunque lingua parli, e non andare a un doloroso scontro con la Russia, che non avrà vincitori ma solo vittime. L'opportunità non è ancora del tutto persa, perché i contendenti si stanno rendendo conto che, comunque finisca questo braccio di ferro, il risultato sarà disastroso per tutti. Come dice Carlo Jean alla fine della sua intervista, per ragioni interne Obama rischia di portare lo scontro alle estreme conseguenze, richiamando alla memoria la dottrina del “camminare sull'orlo del precipizio” di Foster Dulles all'inizio della Guerra fredda. Il compito rimane quindi a noi europei, pur con tutte le perplessità che la situazione politica dell'Europa pone, come giustamente descrive Robi Ronza nel suo articolo.

I recenti incontri a Minsk tra le parti in causa e i tentativi di giungere a un cessate il fuoco duraturo che lasci spazio alle trattative, lasciano sperare in uno sviluppo della situazione meno irragionevole, nonostante il “viso dell'arme” assunto dalla Nato, le cui ragioni politiche ha ben spiegato l'intervista ad Andrea Margelletti.

Esiste quindi ancora, pur più problematica, la possibilità di trasformare l'attuale tragedia ucraina in un nuovo inizio per una nuova Europa, in cui possa trovare posto anche la “Nuova Russia” dei ribelli dell'Ucraina orientale e in cui la Russia sia riportata a guardare a Occidente e non verso la Cina. Ma ci riuscirà un'Unione Europea che considera “periferici” anche i suoi stessi cittadini?

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