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IL CASO/ Dopo Charlie Hebdo, ci dicano (al più presto) qual è il "vero islam"

L’eccidio al Charlie Hebdo è stato condannato da gran parte dei musulmani come lontano dal vero islam, ma i tragici eventi parigini lasciano aperte parecchie domande. AUGUSTO LODOLINI

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Chi ha vissuto in prima persona i cosiddetti Anni di piombo non può che concordare con le seguenti parole, che Souad Sbai usa su queste colonne per definire la strategia terrorista islamista: “instillare nella mente degli europei e degli occidentali la paura di poter essere colpiti da chiunque, dovunque e nelle maniere più inaspettate. Far penetrare negli angoli più remoti del loro inconscio l'idea che il terrorista può nascondersi in chiunque ci passi accanto, eliminando così ogni segno distintivo del nemico: anche lo stereotipo del terrorista viene meno”.

In quegli anni, si era diffusa la coscienza di poter essere colpiti non per quello che si era fatto o detto, ma solo per essere “altro” da loro, anzi, più la vittima era innocente e più il terrore si diffondeva: se l’atto terroristico colpiva qualcuno oggettivamente coinvolto nella lotta rimaneva ovviamente condannabile, ma in un certo senso spiegabile. Si diffondeva quindi anche la diffidenza, perché l’attentatore poteva essere il ragazzo seduto di fianco a te in tram, o la donna di mezza età che incrociavi sul marciapiede, e il sospetto e la paura diventavano la norma.

Questo è il terrorismo e sbaglia chi lo definisce una “guerra asimmetrica”, perché la definizione può adattarsi alla guerriglia o alla resistenza partigiana che, pur in modo irregolare e infatti non coperto dalla Convenzione di Ginevra, rivolgono i loro attacchi contro l’esercito nemico, non indiscriminatamente contro la popolazione civile. Quando lo fanno, compiono atti di terrorismo, non di resistenza.

La definizione di atto terrorista non porta tuttavia a una parallela e univoca definizione di terrorista, perché questi atti non sono fine a se stessi, ma hanno una premessa e un obiettivo, e chi li condivide parla di patrioti o martiri, non di terroristi.

Per quanto ovviamente positive siano le prese di distanza di molte istituzioni e comunità islamiche, non si possono dimenticare le folle islamiche che, qualche anno fa, chiedevano nelle piazze la morte dei responsabili delle vignette su Maometto. Non mi ricordo di particolari condanne a quel tempo e permane la sensazione che una buona parte del mondo musulmano consideri l’eccidio al Charlie Hebdo non un atto terroristico, ma un’esecuzione di gente che si meritava di essere uccisa.

In altri termini, non sembra corretto definire un atto di terrorismo l’eccidio parigino, che parrebbe piuttosto assimilabile alla categoria degli omicidi politici. Tuttavia, il tragico episodio porta in luce la differenza di reazione tra musulmani, almeno una loro parte, e cattolici, perché anche figure del mondo cristiano e in particolare cattolico sono state violentemente derise da Charlie Hebdo, ma nessun cattolico è sceso in piazza a chiedere l’esecuzione dei giornalisti. 


COMMENTI
10/01/2015 - Islam (giorgio alberto crotti)

Proprio questo è tragico che ancora si chieda qual è il vero Islam. E' scritto nel Corano ma non volete prenderne atto. Ma avrete modo di constatarlo ancora.

 
10/01/2015 - Vero Islam (Pierluigi Assogna)

Concordo in pieno