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GEO-FINANZA/ Le 4 "basi" per la guerra del petrolio

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Per buona parte dei Paesi esportatori, compresi Russia e Arabia Saudita, questo prezzo è attorno ai 100 dollari, il doppio dei prezzi attuali. In più, il calo del petrolio e del gas naturale si inserisce in una generalizzata diminuzione dei prezzi delle materie prime, con conseguenze sempre più gravi per molti Stati esportatori, soprattutto emergenti, ma non solo, viste le difficoltà della Norvegia, praticamente l’unico forte produttore di petrolio in Europa.

Viene così riportato in evidenza un tema che in passato aveva dominato le discussioni sulle strategie di sviluppo di quello che allora si chiamava “Terzo Mondo”: i danni della monocultura. L’attuale crisi porta ad accomunare le tradizionali monoculture del caffè o del cacao a quelle, più moderne, del petrolio e del gas naturale. Diversi governi stanno già cercando di operare per una diversificazione delle loro economie, come per esempio Russia e Arabia Saudita, ma il problema dovrà essere prima o poi affrontato globalmente. Né credo potrà essere risolto da accordi di libero scambio come il Ttip, ma richiederà un comune impegno molto più radicale.

Vi è poi un quarto elemento in gioco ed è il costo di produzione del petrolio, che varia moltissimo a seconda delle difficoltà di ricerca ed estrazione: è evidente che il costo di estrazione in Arabia Saudita è di molto inferiore a quello dei giacimenti nell’Artico. Anche i costi di estrazione sono tuttavia un indicatore parziale, perché la messa in produzione di un giacimento petrolifero richiede investimenti rilevanti su periodi prolungati, con notevoli costi finanziari.

Anche la valutazione della convenienza di questi investimenti avviene a lungo ed è basata sulle previsioni dei prezzi futuri, previsioni che in questo momento assomigliano a quelle del lotto. Ciò spiega i considerevoli tagli agli investimenti in ricerca, compreso il costoso abbandono di esplorazioni già avviate, e la continuazione, dall’altro lato, di produzioni in perdita per mantenere quote di mercato e non perdere importanza nel gioco geopolitico che caratterizza questo settore.

Ed è sul piano geopolitico che si profilano i maggiori pericoli, dato che petrolio e gas provengono in gran parte da aree instabili. Altrettanto pericolose sono le situazioni che si stanno creando all’interno di vari Paesi a seguito della contrazione delle entrate da petrolio e il possibile conseguente deterioramento delle condizioni della società.

Una via d’uscita non è facile da trovare, ma si potrebbe almeno tentare, prima che salti tutto. 

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