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FINANZA & ENERGIA/ La sfida aperta tra petrolio, gas e carbone

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I prezzi del gas naturale sono diminuiti pesantemente, come quelli del petrolio, rendendo il gas un temibile concorrente del carbone, ma con un punto debole: il trasporto. Infatti, il gas naturale viene per la gran parte trasportato attraverso gasdotti, che richiedono tempi e costi di costruzione e che pongono limiti territoriali e di sicurezza, con pericolose fuoriuscite accidentali o provocate. Sta quindi diventando sempre più importante il settore del gas naturale liquefatto, che comporta la costruzione di impianti di liquefazione e di rigassificazione, ma che consente il trasporto del gas liquefatto via mare.

Più complessa la situazione per il petrolio, che per quanto riguarda le emissioni di CO2 si situa a metà strada tra carbone e gas naturale, perché l’attuale guerra dei prezzi ne sta condizionando fortemente il futuro. Il crollo dei prezzi, più che dimezzati rispetto solo a un anno fa, sta procurando gravissimi problemi ai produttori e se le compagnie petrolifere stanno affrontando la crisi tagliando gli investimenti in ricerca ed esplorazione e ristrutturandosi per abbattere i costi, si stanno riducendo sempre più i margini di manovra per gli Stati che dal petrolio traggono forti introiti fiscali.

La strategia imposta all’Opec dall’Arabia Saudita per far uscire dal mercato i produttori più deboli, in particolare i produttori americani di shale oil e gas, per portare così a un aumento dei prezzi, insieme all’auspicata ripresa economica, sembra destinata all’insuccesso per una serie di motivi. Una delle possibili conseguenze di Parigi è la cancellazione dei benefici fiscali per i combustibili fossili, là dove esistono, e l’introduzione di più pesanti imposte sulle emissioni, le carbon tax, con ulteriore aumento dei costi di produzione. I tagli agli investimenti e il blocco di esplorazioni già iniziate possono portare in futuro a una diminuzione di offerta e a un aumento dei prezzi, ma ciò renderebbe più conveniente le fonti alternative, riaprendo il gioco. Non solo, la rivoluzione dello shale gas ha cambiato le regole del settore, permettendo di aprire pozzi e lasciarli inattivi fino a che il livello di prezzi ne renda proficuo lo sfruttamento. Ogni aumento dei prezzi rischia quindi di essere calmierato da meccanismi contrari, facendo cessare la possibilità che i produttori avevano, in particolare l’Opec, di fissare di fatto il prezzo del petrolio controllandone i livelli di produzione.

Tutto ciò significa la sparizione di carbone e petrolio? Non credo, perché carbone e petrolio hanno anche altri utilizzi industriali, il primo nella produzione di acciaio, il secondo nell’industria chimica. Certamente il ruolo dei combustibili fossili sarà molto ridimensionato, ma ci vorrà comunque molto tempo per portare a compimento questi processi e, inoltre, lo sviluppo tecnologico potrà fornire soluzioni di utilizzo ecologico per ora non visibili.  

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