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FINANZA & LIBIA/ I danni economici per l'Italia (oltre a gas e petrolio di Eni)

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I danni economici per le compagnie petrolifere operanti in Libia, a partire dalla nostra Eni, sono molto forti, ma per l’Italia i danni non si fermano qui. Come tutte le ex potenze coloniali, l’Italia ha mantenuto forti rapporti con la Libia un po’ in tutti i campi e molte sono le imprese italiane con piani di investimento in Libia. In particolare Berlusconi aveva buoni rapporti con Gheddafi, visti con disapprovazione dagli altri nostri alleati, che pure facevano affari con il rais; un po’, insomma, come succedeva per i suoi rapporti con Putin, anche se gli affari maggiori con la Russia li faceva la “pura” Germania. Infatti, ora stiamo subendo rilevanti perdite su entrambi i fronti, nell’indifferenza dei nostri “alleati”, sempre pronti a presentare i conti ma restii a pagarli.

Nostre imprese sono presenti in Libia in vari settori, dai trasporti alle costruzioni, dalle telecomunicazioni all’impiantistica, dalla meccanica industriale all’agricoltura, dato che una priorità per la Libia era, e rimane, l’uscita dalla “monocultura” del petrolio e del gas. Si tratta di investimenti pluriennali per parecchi miliardi di euro ora a rischio, se non già persi, con i relativi posti di lavoro.

Una delle vittime della tragedia libica è la cosiddetta “autostrada dell’amicizia”, lunga 1700 chilometri dal confine della Libia con l’Egitto a quello con la Tunisia, che avrebbe richiesto vent’anni di lavoro e un investimento di tre miliardi di dollari, la cui costruzione era riservata a imprese italiane. Questa autostrada era la maggior realizzazione in quel piano di 5 miliardi di dollari con cui, nel 2008, il governo Berlusconi aveva chiuso la vertenza con la Libia di Gheddafi per i danni di guerra causati dall’occupazione italiana. Per converso, attraverso il suo fondo sovrano, anche la Libia entrò in alcune società italiane, per esempio in Unicredit, Finmeccanica e la stessa Eni.

Nell’accordo con Gheddafi era inclusa la collaborazione alla lotta contro l’immigrazione clandestina: anche sotto questo profilo, non pare proprio che la rivoluzione portata dai bombardamenti franco-anglo-americani abbia migliorato la situazione. E il conto più salato viene pagato da libici e migranti, insieme agli italiani.

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COMMENTI
16/02/2015 - Non ci sono parole... (Carlo Cerofolini)

Se non (censura) non ci sono altre parole!