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SPY UCRAINA/ Lo scoop di Der Spiegel, a Washington qualcuno rema contro la pace

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Per esempio, il sito Antiwar.com, espressione di circoli libertari, pacifisti e isolazionisti, lo ha ripreso citando l’articolo di Der Spiegel insieme a Federica Mogherini, cosa che non succede così spesso, per la sua sostanziale opposizione all’invio di armi all’Ucraina, condivisa anche dalla Merkel e dal ministro degli Esteri austriaco: tutti sostengono che la giusta via è dare la precedenza al cessate il fuoco e all’avvio di una soluzione diplomatica.

Non è la prima volta che Der Spiegel dedica un denso e articolato servizio all’Ucraina. Lo fece anche nel novembre del 2014 dando una sua versione sull’origine della crisi, che fa risalire al fallimento dell’European Union's Eastern Partnership Summit di Vilnius, alla fine del novembre 2013. La Eastern Partnership è stata costituita per ampliare le relazioni dell’Ue verso i Paesi orientali e comprende Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldavia e Ucraina. Nel sito dell’Ue si esplicita che la Partnership non è in funzione antirussa, bensì che i suoi membri dovranno avere buone relazioni con tutti i loro vicini, compresa la Federazione Russa.

Alla riunione di Vilnius l’Ucraina era rappresentata dal suo Presidente, Viktor Yanukovich, che stava allora trattando una possibile associazione all’Ue, trattative che erano in corso da anni. Secondo Der Spiegel, Vilnius decretò la fine di questa possibile associazione per una sequela di errori da tutte le parti coinvolte: la Russia sottostimò il desiderio degli ucraini di andare verso l’Europa, convinta di aver abbastanza presa politica sul Paese per condizionarlo; l’UE e gli Stati europei non si resero conto che la Russia considerava sempre più una minaccia il progressivo espandersi dell’Occidente ai suoi confini e attorno ad essa, e la riteneva comunque troppo debole per reagire con forza.

L’Ucraina, dal canto suo, cercò di conciliare il desiderio di andare a Ovest con la necessità di non rompere le relazioni con la Russia, essenziali sia per la sua composizione etnica che per le strettissime connessioni economiche. Bruxelles e Mosca l’hanno invece costretta a scegliere tra Est e Ovest, con le tragiche conseguenze che stiamo vedendo.

Al di là dell’analisi dei molti punti ed eventi portati a sostegno, la tesi sembra al fondo condivisibile e ricorda quanto avvenuto in altre parti del mondo: un’assoluta incapacità di considerare gli effetti dei propri interventi, a meno che si tratti di semplice e puro cinismo. Ma, a differenza di altri casi, gli effetti della crisi ucraina si ripercuotono direttamente sull’Unione europea, o meglio su diversi suoi Stati, perché alcuni altri sembrano immuni da danni e sono, non a caso, i più allineati con i falchi americani.

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