BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

RISIKO/ I Repubblicani "sgambettano" Obama ma si scordano che dietro l'Iran c'è la Russia

La campagna per le presidenziali negli Usa sembra aperta, con scontri molto aspri tra i due partiti storici e pericolose “scorie tossiche” nella politica internazionale. AUGUSTO LODOLINI

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

Sono tempi decisamente agitati per la politica negli Stati Uniti, che in qualche modo ricordano quelli cui noi siamo ormai, purtroppo, abituati in Italia. Mentre sono ancora in corso le polemiche per i fatti che hanno coinvolto Hillary Clinton e che stanno compromettendo la sua candidatura alla presidenza, è scoppiata un'altra vicenda ancor più imbarazzante e decisamente pericolosa.

Il presidente Obama ha intavolato trattative con l’Iran per risolvere l’annosa questione del nucleare e sventare, o ritardare, la possibilità che esso si doti di armi nucleari. Le discussioni avvengono a Ginevra tra Iran e il cosiddetto P5+1, composto da Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Germania e Regno Unito, e la prossima riunione dovrebbe tenersi in Svizzera la prossima settimana.

La base su cui si sta trattando prevede uno stop nei programmi iraniani di arricchimento dell’uranio, prolungabile per un decennio, in cambio di un progressivo allentamento delle sanzioni e dell’embargo verso l’Iran. Le discussioni sembrerebbero volgere al positivo, anche se lo stesso Obama parla di un prudente 50 per cento di probabilità di successo, ma trovano l’opposizione dei Repubblicani e molte perplessità anche tra i Democratici.

Il punto critico è che l’eventuale accordo non sembrerebbe in grado di escludere che l’Iran si doti comunque di armi nucleari; d’altra parte, i sostenitori dell’accordo obiettano che l’unica alternativa diventerebbe una disastrosa guerra, che minaccerebbe di estendersi ben oltre la già martoriata area mediorientale.

Un’alternativa questa che non sembra preoccupare i Repubblicani, che paiono decisi a sabotare ogni tentativo di accordo. Una prima mossa è stato l’invito al primo ministro israeliano Netanyahu a parlare al Congresso, senza accordo con la Casa Bianca, un vero e proprio sgarbo istituzionale. Il discorso di Netanyahu ha avuto luogo lo scorso 3 marzo, ma Obama non si è fatto vedere e una cinquantina di parlamentari Democratici si sono vistosamente allontanati.

Nel suo intervento, Netanyahu ha pesantemente attaccato le trattative con l’Iran e messo in guardia gli Stati Uniti dal commettere il grave errore di fidarsi degli iraniani, ma non ha dato alternative se non, apparentemente, mantenere lo statu quo.

Il discorso di Netanyahu e la reazione di Obama hanno reso ancor più difficile il rapporto tra le due amministrazioni, segnalando una aperta rottura tra due storici alleati, Israele e Usa. Ciò è avvenuto due settimane prima delle elezioni politiche in Israele, che si terranno il 17 marzo, ma non pare avere rafforzato la posizione del primo ministro, il cui partito è dato alla pari con il suo maggior concorrente, il laburista Isaac Herzog.

Ora i Repubblicani hanno fatto la loro seconda mossa: una lettera aperta in cui si avverte il governo iraniano che qualunque accordo, raggiunto senza l’approvazione del Congresso, avrebbe un valore solo temporaneo e potrebbe essere cancellato con un semplice tratto di penna dal prossimo presidente, che entrerà in carica all’inizio del 2017. Sarebbe cioè “niente di più che un accordo esecutivo tra il Presidente Obama e l’Ayatollah Khamenei”. La lettera è stata firmata da 47 senatori Repubblicani su 54.