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SPY TELECOM/ Francia e Cina, le nuove pedine nel "risiko" della rete

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Il maggior concorrente di Telecom, Vodafone, è subito corso ai ripari con una lettera di intenti a Metroweb, dichiarandosi disponibile a entrare nell'azionariato senza porre limiti rispetto ad altri azionisti, purché la guida rimanga pubblica. Il presidente della Cdp e di Metroweb, Franco Bassanini, è intervenuto per affermare la preferenza per un veicolo a dirigenza pubblica e che sia aperto a tutti gli operatori interessati, senza posizioni dominanti. Bassanini, nel confermare i colloqui in corso con Vodafone, ha detto di ritenere molto importante la collaborazione con Telecom, ma se l'ex monopolista intende farsi una propria rete, Metroweb continuerà con la sua.

Bassanini ha anche fatto presente, in modo molto netto, come gli investimenti finora stanziati da Telecom, 500 milioni, siano del tutto insufficienti a portare la fibra in 40 grandi città, secondo i progetti del gruppo.

È possibile che si tratti di schermaglie per conquistare posizioni di forza in vista del 31 maggio, data prevista dal piano del governo per la presentazione dei progetti operativi sulle aree prenotate dagli operatori. Ma, come fa rilevare un servizio de Il Sole 24 Ore, rimangono aperti molti aspetti relativi alle modalità dei finanziamenti pubblici e a possibili interventi dell'Unione europea per una loro corretta applicazione e a salvaguardia della concorrenza. A parte gli usuali problemi di copertura.

La posizione “dura” di Telecom si scontra con un paio di fattori critici nella situazione oggettiva della società. Uno è quello indicato da Bassanini, i forti investimenti che la banda ultralarga richiede e che si prospettano non semplici per Telecom, già fortemente indebitata. L'altro è dato dalla fluida composizione dell'azionariato. Come noto, Telco, azionista di maggioranza relativa, è in via di scioglimento e i soci finanziari, Mediobanca, Banca Intesa e Generali, hanno già dichiarato di voler uscire. Il socio industriale, la spagnola Telefonica, verrà sostituito dalla francese Vivendi, a seguito della operazione in Brasile, dove i francesi hanno venduto la propria filiale, Gvt, a Telefonica. Vivendi rimane socio minoritario della nuova società guidata da Telefonica, ma parte del prezzo concordato è la quota degli spagnoli in Telecom.

Sarebbe interessante sapere cosa pensano i francesi della questione banda ultralarga e, soprattutto, cosa ne pensa Vincent Bolloré, presidente e socio forte di Vivendi, oltre che dell'italiana Mediobanca. La domanda non è oziosa, perché Vivendi ha a disposizione una forte liquidità, derivante proprio dalla progressiva uscita dal settore telefonico, che renderebbe possibili i consistenti investimenti richiesti dalla rete in fibra. 

Infine, come nota qualche osservatore, non è da dimenticare la presenza in Telecom, con poco più del 2%, della People's Bank of China, la banca centrale cinese, che ha simili partecipazioni in diverse società quotate, come Eni, Enel, Saipem, Fiat, Generali e Mediobanca. Da tener presente che un'altra società statale cinese, la China State Grid, ha ottenuto proprio da Cdp il 35% di Cdp Reti, con diritto a nominare un amministratore nei Cda di Snam e Terna. Un'entrata dello Stato cinese anche nelle più strategiche reti di comunicazione solleverebbe ancor più gravi problemi di sicurezza per il nostro sistema, economico e non solo. Che ne pensa il governo?

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