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GEO-FINANZA/ Il "risiko" di Usa e Russia sulla Grecia

La crisi greca dimostra il fallito tentativo dell'Ue di imporsi sulla scena internazionale, mentre aumenta il coinvolgimento nello scontro tra Usa e Russia. Di AUGUSTO LODOLINI

Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

La vicenda greca sembrerebbe dare ancora una volta ragione ai tanti economisti che non considerano l'euro un fenomeno economico, ma piuttosto politico, sottolineando come l'unione monetaria dovrebbe essere preceduta, e non precedere, l'unità politica. Il problema dell'euro e più in generale dell'Unione europea è, fin dall'inizio, di natura geopolitica piuttosto che politica. "Il varo dell'euro, che viene a completare l'unità interna del grande mercato continentale, consente infine all'Unione europea di affermarsi come potenza economica globale, in grado di raccogliere con successo le sfide della globalizzazione.", queste le parole pronunciate al Parlamento europeo nel febbraio del 2000 da Romano Prodi, allora presidente della Commissione europea. 

Per affermarsi come potenza globale, anzi per "proiettare il suo modello di società nel mondo", secondo le parole di Prodi, era necessario allargare l'Ue per aumentarne il peso geopolitico, a costo di includere in un colpo solo una decina di paesi diversi tra loro, non solo per strutture economiche, ma per lingua, storia e cultura. Malgrado quanto successo nel frattempo, Prodi ha riconfermato questa posizione dichiarando l'anno scorso che ''a dieci anni dall'allargamento a est dell'Unione europea, si può dire che questo è stato un successo, un capolavoro politico", forse per attribuirsi il merito di questo "capolavoro". Ha anche aggiunto: "Quello della Polonia in Ue è stato l'unico caso della storia e dell'umanità in cui si è esportata democrazia, non con la guerra in Iraq", cancellando così la secolare storia di questo popolo che non aveva certo bisogno di Prodi e dell'Ue per conoscere ed esercitare la democrazia.

La posizione di Prodi non è certo unica nell'establishment politocratico europeo. L'anno scorso Van Rompuy, allora presidente del Consiglio europeo, in un'intervista a De Standaard dichiarò che l'Ue si sarebbe estesa a tutta l'Europa, esclusa la Russia, qualunque fosse la posizione delle opinioni pubbliche dei vari paesi.

Questa concezione verticistica ed elitaria di un'Unione europea come potenza geopolitica in funzione competitiva, anche se non antagonista, rispetto a Russia e Stati Uniti, si è anche estesa all'euro, visto inizialmente come concorrente globale del dollaro e, in particolare, come alternativa al petrodollaro. La situazione attuale sembra piuttosto lontana da questi ambiziosi obiettivi con Russia e Usa invece attivi nelle vicende europee, non ultima quella greca. 

Molti osservatori ritengono che entrambi, come la Cina, abbiano interesse a evitare il Grexit, per utilizzare la Grecia come trampolino per la loro penetrazione nel resto dell'Unione. Di conseguenza, sia Obama che Putin stanno premendo su Tsipras e Bruxelles perché trovino una soluzione alla presente crisi, spinti peraltro da motivazioni diverse. 

Per Obama l'obiettivo principale è giungere alla firma del Ttip, l'accordo di libero commercio tra Usa e Ue, attualmente in discussione con i vertici di Bruxelles, ed è per lui essenziale avere come interlocutore un 'Unione non lacerata da crisi interne. Diversi punti dell'accordo sono infatti contestati sia in Europa che negli Stati Uniti, da cui la riservatezza delle trattative.

L'uscita della Grecia renderebbe più difficile la firma a breve del trattato e, reale o meno che sia, la possibilità di un "soccorso rosso" da parte di Russia e/o Cina non può lasciare tranquillo Obama, né i suoi oppositori. D'altra parte, il Ttip e l'analogo Ttp per l'area del Pacifico sono molto importanti per Obama sul piano personale, perché rappresenterebbero il lascito positivo dei suoi due mandati, insieme al discusso Obamacare.