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MEDIA E POLITICA/ Repubblica, La Stampa e il "fantasma" del Partito d'Azione

John Elkann (Infophoto) John Elkann (Infophoto)

Il Gruppo Espresso camminando "di fianco alla sinistra italiana, seguendo la mappa dei valori liberal-democratici, stimolandola ad evolvere in questa direzione", mentre attorno alla Stampa "insieme all'impianto filo-governativo della più grande impresa italiana si è raccolta quella cultura liberale di sinistra che nasce dall'azionismo". E continua affermando che, sia pure nelle "strade autonome e libere" delle due testate, "questo nucleo comune della cultura azionista ha creato anche, altrettanto naturalmente, dei liberi punti di contatto nella laicità, nel senso dello Stato, nel rispetto del mercato e delle sue regole, nella scelta europea dell'Italia, nell'identità occidentale del nostro Paese e della nostra democrazia." Si direbbe un vero e proprio programma politico che dichiara apertamente quale sia sempre stato il vero punto di riferimento dei poteri forti italiani, il Partito d'azione, con buona pace dei post-comunisti del Pd. 

Il Partito d'azione è per la maggior parte degli italiani uno sconosciuto e mi sembra opportuno parlarne brevemente, ricorrendo per tranquillità alla Treccani. Fondato nel 1942 con la confluenza dei partigiani di Giustizia e Libertà e di altri gruppi liberalsocialisti e repubblicani per combattere il fascismo, aveva anche l'obiettivo di superare l'antitesi di liberalismo e socialismo. Suoi uomini di punta erano il socialista Emilio Lussu e i radicaldemocratici Ferruccio Parri e Ugo La Malfa, ma proprio la contrapposizione tra queste due anime portò alla sua rottura nel 1946, con una parte che confluì nel Psi e una parte nel Partito Repubblicano. 

Se il partito si dissolse, il suo approccio culturale e politico, con la pretesa di rappresentare la vera moralità di cui ha bisogno l'Italia, è rimasto e troverà molta più forza nella nuova aggregazione, che qualche commentatore ha definito il giornale del renziano Partito della Nazione. Tuttavia, secondo l'Unità.Tv, il vero Partito della Nazione sarebbe il Pd e ne attribuisce la paternità non a Renzi ma ad Alfredo Reichlin, storico esponente del Pci, che in un commento sulle elezioni europee ne attribuisce il successo a Renzi, ma lo ritiene inseparabile dal suo essersi presentato come il segretario di quel "partito della nazione di cui discutemmo a lungo ma senza successo anni fa con Pietro Scoppola al momento della fondazione del Pd"  Forse aveva ragione l'Avvocato: in Italia per fare una politica di destra, occorre un governo di sinistra, della nazione o, ancora meglio, d'Azione.

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