BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

SPILLO/ "L'ipocrisia" dei nemici dei paradisi fiscali

InfophotoInfophoto

È decisamente sorprendente l'inclusione della virtuosa Germania, sia pure tra gli ultimi della lista, ma una ricerca condotta da uno dei partecipanti al Tax Justice Network indica che il sistema finanziario tedesco ospita almeno 2500 miliardi di euro esentasse di proprietà di non residenti. Sorge il dubbio di trovarsi di fronte a un comitato d'affari, da cui non sono estranei gli stessi governi che l'evasione dicono di voler combattere. 

L'evasione fiscale non è tuttavia l'unico aspetto negativo della vicenda, perché la massa di denaro convogliata nei paradisi fiscali non deriva solo da evasori, ma anche da attività illecite già all'origine, come quelle della criminalità organizzata. Questi patrimoni non rimangono certamente "sotto il materasso", vengono reinvestiti, o riciclati, e c'è da chiedersi come e attraverso chi. Una prima risposta viene da un recente articolo su queste pagine di Mauro Bottarelli sulla finanza oscura, le cosiddette dark pool o le operazioni over-the-counter, che rappresentano un ottimo veicolo per impiegare quei capitali. Questa finanza parallela è gestita da entità facenti capo al sistema bancario e finanziario americano e dell'Unione europea, che rappresentano l'ultimo lato del triangolo d'affari: evasori/investitori, Stati e sistema finanziario. 

Un'altra parte di questa massa di denaro serve a sovvenzionare direttamente attività criminali, terroristiche o per mantenere al potere regimi dittatoriali. Sono significativi, per esempio, i casi relativi all'Africa elencati pochi giorni fa in un articolo del Guardian, che prende spunto proprio dai Panama Papers. 

Un altro dossier rischia presto di balzare all'onore della cronaca, il cosiddetto Luxleaks, lo scandalo del 2014 portato alla luce dall'International Consortium of Investigative Journalists, lo stesso gruppo internazionale di giornalisti che ha gestito i Panama Papers. Nel processo iniziato in questi giorni in Lussemburgo, per il momento sono indagati gli autori della fuga di notizie, tra cui un funzionario della PricewaterhouseCoopers, la società americana di revisori e consulenti legali diffusa in tutto il mondo. L'accusa è di sottrazione di documenti, ma il dossier dimostra ampiamente come varie società americane si siano avvalse ampiamente di quel paradiso fiscale che è ancora il Lussemburgo. Non una sperduta isola, ma membro fondatore dell'Unione europea e sede della sua Corte di Giustizia. 

© Riproduzione Riservata.