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FINANZA/ È il derby Parigi-Berlino che "scuote" gli spread

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Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)  Angela Merkel e Nicolas Sarkozy (Foto Ansa)

Non è più nemmeno il caso di ribadire che lo sperato effetto Monti sui mercati e sullo spread Btp-Bund non si è mai visto e che a questo punto è abbastanza lecito dubitare si vedrà mai. Il primo giorno di mercato aperto dopo la fiducia alla Camera ha visto lo spread rimanere ostinatamente in area 500 e il mercato italiano calare di un rotondo 4,74%. I pochi “giapponesi” rimasti a teorizzare i 150 punti di spread in meno per il solo cambio del Presidente del consiglio possono forse aggrapparsi alla tesi del tempo necessario per definire e poi approvare le riforme, ma a questo punto dovrebbe fornire qualche altra spiegazione. È ormai evidente che l’italia era ed è solo una, piccola, parte dei problemi con la Germania che ieri ha chiuso al -3,35% e la Francia al -3,41% dopo una giornata iniziata con l’avvertimento di Moody’s che arrivava all’incredibile conclusione che la persistenza di elevati costi di raccolta per la Francia potrebbe avere implicazioni negative sul credito.

La prima domanda che occorrerebbe porsi è come mai da mercoledì scorso il Bund abbia cominciato a mostrare qualche timido ma inequivocabile segnale di nervosismo, visto che lo spread nei confronti dei treasury americani, pur con tutte le cautele del caso, si è allargato di 15 “singolarissimi” punti, mentre il differenziale tra rendimento di titoli di stato francesi e tedeschi ha raggiunto il massimo storico. Un’altra stranezza è come mai il tasso di cambio euro-dollaro sia ancora ampiamente sopra la parità nonostante almeno un Paese fondamentale per l’area euro, l’Italia, più un nutrito numero di altri stati europei (Grecia, Irlanda, Spagna e Portogallo) siano o falliti o abbondamente oltre la soglia dell’allarme rosso.

A questo punto rimane aperta la questione della crescita-recessione per il 2012 ed evidentemente una questione dell’area euro che non riesce a risolvere i propri problemi nonostante il suo bilancio statale aggregato sarebbe migliore dei corrispettivi americani e giapponesi; in entrambi i casi, il ruolo dell’Italia in quanto tale viene di molto ridimensionato rispetto a come se ne è parlato solo una settimana fa. Sembra passata un’eternità dai mesi in cui l’Italia girava quanto incassato con lo scudo fiscale per fare la propria parte (terzo contributore dopo Germania e Francia) nella prima tranche di aiuti alla Grecia. Dal problema greco oggi si è passati al problema euro e ciò che è evidente è che l’Europa non è stata in grado di risolvere in modo pronto ed efficace problemi al cui confronto quelli di oggi appaiono inezie.



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