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ITALIA-FRANCIA/ La mission impossible per non "perdere" Parmalat

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Questa considerazione numerico-finanziaria spiega le difficoltà nel trovare un partner industriale italiano e solleva anche qualche retropensiero sui reali obiettivi di Lactalis. Ieri l’azienda francese dichiarava alla Commissione Ue alla concorrenza che l’ingresso in Parmalat non può essere considerato acquisizione di controllo. Qualcuno ci spieghi allora perché il titolo sta ancora a 2,36 euro quando Lactalis ha pagato 2,8; una spiegazione è che il resto del mondo sia troppo stupido per capire le potenzialità della società; le altre le lasciamo alla fantasia malata dei lettori. Le ipotesi malate vanno dal premio per il controllo sostanziale ottenuto, a sinergie non meglio specificate che andrebbero al compratore.

Abbiamo detto della partita difficilissima con cui si tenta di ribaltare il 3-0. Il piano tattico sembrerebbe quello di coinvolgere la Cassa depositi e prestiti o altre realtà “statali” (ieri Il Messaggero parlava di Fintecna) che materialmente metterebbero i soldi per comprare una quota di Parmalat o per lanciare un’Opa parziale. Alla partita prenderebbero parte anche alcune banche italiane (Intesa è già sopra il 2%). Dare vita a questa alternativa non è semplice e occorrono giorni di preparativi tra decreti, legali, advisor, discussioni, ecc. Il fatto che i francesi si siano inventati i fonds Stratègique d’ìnvestissment (per chi fosse interessato www.fonds-fsi.fr) con più di 20 miliardi di euro di attivi e circa 400 imprese, molte quotate, partecipate direttamente e indirettamente (nei settori più disparati) dovrebbe porre questa iniziativa al riparo da veti europei; anche perché l’ente ha un inconfondibile respiro internazionale essendo partecipato al 51% dalla Caisse des Dépôts e al 49% dallo Stato (quello francese).



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