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FINANZA/ Ecco che cosa fa salire lo spread

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La giornata “finanziaria” di ieri, piuttosto compassata date le ultime performance borsistiche passate alla storia a colpi di più o meno 5% e riduzioni o aumenti di spread da capogiro, ha comunque riservato spunti decisamenti interessanti per i cultori, sempre più numerosi, delle materie economico-finanziarie. Le prime dichiarazioni degne di menzione sono quelle del presidente del consiglio Monti: “L’Eurogruppo ha appoggiato senza riserve l’uso dell’Efsf/Esm per mantenere la stabilità finanziaria” e ancora “il traguardo di una vera unione monetaria ed economica indicato dal Summit Ue è un segnale importante per cittadini e mercati”.

Sarà sicuramente un segnale importante e l’eurogruppo avrà appoggiato senza riserve, ma lo spread Btp-Bund ancora ieri viaggiava alla quota tutt’altro che rassicurante di 465 punti base, con un costo del decennale al 6%; d’altronde, sempre per rimanere in tema di dichiarazioni, quella del vice ministro dell’Economia e delle finanze, Grilli, era piuttosto significativa: “I dettagli tecnici salva spread, inclusi i meccanismi di leverage, sono ancora tutti da chiarire”.

In pratica, al momento, non c’è alcuno strumento, fondo, ente che possa agire efficacemente e nel breve periodo per ridurre lo spread, Bce inclusa, dopo che le dichiarazioni di Draghi di settimana scorsa hanno tolto al mercato ogni “dubbio” sulla possibilità che l’unica organizzazione europea che ha fatto veramente qualcosa nei mesi scorsi potesse ancora avere qualche ruolo. Immaginiamo quindi che la parola spread e dintorni non passerà facilmente di moda e che quindi sia il caso di provare a fare un po’ di chiarezza su alcuni punti.

Per esempio, su cosa faccia salire lo spread. Secondo un’importante scuola di pensiero, quella di Monti, le dichiarazioni di Squinzi di sabato contro i decreti del governo “fanno salire lo spread” mentre ieri, sempre Monti, ha dichiarato che “l’incertezza del mercato sul governo dopo le elezioni 2013 pesa su spread e investimenti esteri”. Ammettiamo che questa vicenda di cosa faccia “salire lo spread” stia decisamente sconfinando.

Per esempio, gli Stati Uniti sono in piena campagna elettorale, hanno un debito su Pil che a fine 2012 dovrebbe stare al 102% con un deficit all’8,2%, hanno approvato una riforma sanitaria che non è all’insegna del risparmio, ma non hanno problemi di spread o di costo del debito; la Francia che meno di qualche mese fa ha vissuto una campagna elettorale movimentata e che chiuderà il 2012 con un deficit vicino al 5% e un debito su Pil superiore al 90% non ha problemi di spread e così via (il Belgio per fare un altro esempio?).

Ci sembra di poter escludere che l’incertezza sulle prossime elezioni, in quanto tale, possa essere un elemento decisivo. Forse il problema risiede nell’indiziato numero uno (in ordine temporale) indicato da Monti; e cioè le critiche ai tagli sulla spesa espresse dal presidente di Confindustria Squinzi, se non chè la Francia di Hollande che vuole abbassare l’età pensionabile e aumentare la spesa (come ha ricordato molto opportunamente Giuseppe Pennisi), in cui gli investimenti in costruzioni private stanno crollando e la disoccupazione sale, lunedì, di questa settimana (non dieci anni fa), ha piazzato il proprio debito con un rendimento negativo.

Ieri invece il Fondo monetario internazionale nel report di aggiornamento sull’Italia in cui si alzavano le stime di debito rircordava che l’Italia ha l’avanzo primario più alto d’Europa.

 



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COMMENTI
13/07/2012 - C'è un refuso? (Giuseppe Crippa)

Mi permetto di chiedere cortesemente a Paolo Annoni, che leggo sempre con piacere, se il suo PS non contenga per caso un refuso: Monti per Berlusconi. Se infatti Berlusconi si dovesse malgrado tutto ricandidare e vincere, intravvedo anch’io una grossa opportunità di trading (al ribasso) sui titoli di stato!