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La versione di Fanna

ELEZIONI/ 3. E così Scalfaro nel '95 rimediò al pasticcio



Antonio Fanna


giovedì 4 marzo 2010


«Che pasticcio», commenta il Signor Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, a proposito del caos in cui sono sprofondate le liste regionali del centrodestra in Lombardia e Lazio. Già, un pasticciaccio brutto dal quale il Capo dello Stato continua a mantenersi a debita distanza. Ci devono pensare i giudici, è una faccenda della magistratura, è tutto disciplinato dalla legge, e ci mancherebbe.

Però, c’è un però. Un precedente che risale a 15 anni fa, con un altro capo dello stato che in una situazione analoga intervenne per fare prevalere la legalità della sostanza su quella della forma, dei timbri e delle carte bollate. Successe nel 1995, governo Dini, presidente Scalfaro, elezioni regionali, quelle della immortale gaffe di Emilio Fede che basandosi su sondaggi poi rivelatisi inattendibili piazzò le bandierine di Forza Italia su quasi tutte le regioni, salvo poi toglierle precipitosamente.

In quel non lontanissimo 1995, alcuni partiti e partitini sparsi in numerose province non riuscirono a rispettare i tempi per depositare le firme di presentazione delle liste. Erano formazioni minori, non colossi come il Pdl di oggi. Ma reclamavano ugualmente - e giustamente - il diritto a partecipare alla competizione elettorale. Tra loro c’era anche il partito radicale, lo stesso che oggi batte i tribunali a suon di legalismo formale, a caccia di timbri e date.

Tanto dissero e tanto fecero, che anche i grandi della politica si convinsero a intervenire. Il governo preparò in fretta e furia un decreto legge con una proroga di 48 ore della scadenza, il presidente Scalfaro si sbrigò a firmarlo e la faccenda si risolse nel modo più logico, cioè consentendo a tutti i partiti di presentarsi davanti agli elettori.

 

SONDAGGIO/ Sei favorevole a un decreto legge che riammetta la Lista Formigoni?

 

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L’episodio è svelato da un eurodeputato del Pdl, Aldo Patriciello, che sperimentò su di sé tutta la positività di quella norma. La quale non consentiva soltanto di allungare i termini di presentazione delle liste, ma anche di modificare o addirittura di ritirare gli elenchi già depositati. E lui fu uno dei beneficiati. Il Ppi, suo partito di allora, approfittò proprio di quella proroga per togliere dalla lista per le regionali in Molise il candidato Giuseppe Cernera e inserire Patriciello. Che così spiccò il volo verso la sua prima poltrona importante.

Il precedente non calza a pennello con la situazione attuale: allora infatti il decreto fu varato quando i termini stavano per scadere, mentre oggi il limite è già stato superato. Ma il senso del provvedimento rimane: se si vuole trovare una via giuridica per riammettere il primo partito italiano nelle due maggiori regioni italiane, la si trova.



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COMMENTI
07/03/2010 - Due pasticci non fanno una regola (Franco Labella)

Singolare idea questa di invocare un precedente sbagliato per giustificare il pasticcio di un decreto salvaliste che vìola anche una legge (400/88 art. 15 c.2) in materia di decretazione d'urgenza. E' come se un ladro per giustificare il suo furto si facesse forte della esistenza di altri ladri che hanno rubato prima di lui. E per capire l'assurdità del provvedimento firmato da Napolitano basta riflettere che pretende di dimostrare che la presenza di un tizio, ad una certa ora, in un ufficio elettorale, equivale alla indimostrata presentazione della lista da parte del soggetto stesso. Quindi io a quest'ora non ho inviato un contributo a Sussidiario.net ma potrei dire di aver scritto un articolo per il medesimo. Oppure che potrei aver corretto le bozze di un altro articolo. Franco Labella

 
04/03/2010 - sommersi dalle carte (vincenzo ioculano)

Quando ero ragazzo, mio padre mi raccontò un episodio realmente accaduto.Erano i primi anni cinquanta,ora come allora si facevano i pellegrinaggi, si partiva in carovana con il camion con il cassone foderato con una tenda e dentro il cassone i pellegrini fino al limite della capienza.Per arrivare al santuario, partendo dal mio paese,si doveva attraversare la montagna,con strade che erano delle piste. L'autista conosceva bene la strada avendo la responsabilità di portare incolume i passeggeri. Al ritorno del santuario in piena montagna lo fermano a un posto di blocco i carabinieri, gli chiedono i documenti e lui risponde di non avere la patente, allora il maresciallo lo fa scendere dal camion e domanda ai passeggeri se qualcuno ha la patente, uno di loro gli dice di avere la patente allora il maresciallo gli dice di prendere lui la guida del camion, ma percorrendo pochi metri il maresciallo intuiva che il camion non lo sapeva guidare. A quel punto gli grida e lo fa scendere chiama l'autista di prima e gli dice : prendi tu il camion almeno li porti sani e salvi al paese.

 
04/03/2010 - la legge è per l'uomo non l'uomo per la legge (ANNA ORCESE)

In "rapporto sulla fede" Vittorio Messori intervista Joseph Ratzinger (1984). Il Cardinale (futuro Papa Benedetto xvi) parlando dell'organizzazione tedesca in confronto a quella romana della Chiesa rispose: "Si meglio lo spirito italiano che, non organizzando troppo, lascia spazio a quelle personalità individuali, a quelle iniziative singolari, a quelle idee originali... ... I santi tutti sono stati uomini di fantasia non funzionari di apparato. Sono stati personaggi profondamente obbedienti e al contempo uomini di grande originalità e indipendenza personale. Mi piace poi quell'umanità latina che lascia sempre spazio alla persona concreta nella pur necessaria intelaiatura di leggi e codici. La legge è per l'uomo, non l'uomo per la legge: la struttura ha le sue esigenze ma queste non devono soffocare le persone." Ovviamente era un discorso sull'organizzazione delle conferenze episcopali, ma lo trovo così pertinente agli eventi odierni!