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DIMISSIONI BERLUSCONI/ 2. Se Silvio ha ancora qualche freccia da scoccare

mercoledì 9 novembre 2011

DIMISSIONI BERLUSCONI. Fiato alle trombe, rullo di tamburi, fuochi d’artificio: Silvio Berlusconi abbandona la scena. L’ha promesso al Quirinale, le dimissioni arriveranno dopo l’approvazione del maxiemendamento alla legge di stabilità con una prima tranche di provvedimenti anticrisi. Giorgio Napolitano si fida del Cavaliere come le autorità finanziarie internazionali, cioè zero: se il G20 spedisce in Italia ispettori a settimane alterne, il capo dello stato ha messo nero su bianco il passo indietro del premier sottolineando che aprirà subito le consultazioni. Quindi l’attuale (ex) maggioranza può scordarsi l’immediato ricorso al voto.

È tuttavia un po’ presto per stappare lo spumante. Berlusconi sarà un premier in fase terminale, ma il Caimano non è ancora una pelle da trofeo. Anche se il suo ciclo è sostanzialmente finito, ha ancora qualche freccia da scoccare. Nelle prossime settimane sarà all’opera non più come «dominus» incontrastato, ma piuttosto come un generale che guida le truppe dalle retrovie: sarà uno spettacolo inconsueto e potrebbe riservare sorprese. Inoltre i tempi delle dimissioni non sono certificati: quanto ci vorrà ad approvare il maxiemendamento? Le opposizioni fremono, da Bocchino alla Finocchiaro sono partite le pressioni per calendarizzare il provvedimento. Che peraltro non è ancora uscito dagli uffici legislativi di Palazzo Chigi e del ministero dell’Economia. La crisi di governo non cancella, ma acuisce certi attriti nella maggioranza.

Ma proiettiamoci pure all’indomani delle dimissioni. Dieci giorni fa Casini puntava a un esecutivo di emergenza presieduto da Letta. Ora hanno cambiato idea: vogliono l’allargamento al Pd. Bersani fa sapere che né Alfano né Letta rappresentano la necessaria «discontinuità» con il governo Berlusconi. Di Pietro ha come stella polare il voto anticipato. Fini si rode che i nuovi «traditori» del Pdl siano passati con l’Udc e non con il Fli. È questa la maggioranza capace di sostenere un governo di salute pubblica in grado di approvare i sacrifici che paralizzano Berlusconi?

L’attuale asse Pdl-Lega non regge più. Ha tirato a campare un anno grazie agli ondeggiamenti di Scilipoti, Romano, Moffa. Ma potrà reggere un nuovo esecutivo che vive sulla Carlucci, la Bertolini e Stracquadanio? L’opposizione ieri ha segnato una vittoria, ma la mozione di sfiducia è rimasta una minaccia sullo sfondo. Quello che conta sono i numeri in Parlamento, non le campagne della grande stampa e delle tecnocrazie europee che hanno in antipatia il Cavaliere e in simpatia personaggi privi di legittimazione popolare: il professor Monti è senz’altro autorevolissimo, tuttavia è privo di esperienza di governo pur avendo fatto il commissario europeo (su nomina berlusconiana), incarico prestigioso ma forse non sufficiente per tenere assieme una coalizione così composita e precaria.




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COMMENTI
09/11/2011 - Gattopardo e cultura Italiana (Domenica Lista)

Putroppo è questo il vero problema dell'Italia un paese bloccato da una classe dirigente e da lobby che non hanno nessun interesse al cambiamento ma sperano e lottano perchè tutto rimanga immutato per poter così mantenere i loro privilegi. Sarà così fino a quando la classe media non sarà arrivata al fondo. La storia ci insegna che è sempre la classe media che accende la miccia...... Sono molto preoccupata per il mio paese e per il futuro dei miei figli uno in grembo peraltro.....