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IL PALAZZO/ Napolitano e quell'assist a Berlusconi che spiazza la Lega

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Giorgio Napolitano (Foto: ANSA)  Giorgio Napolitano (Foto: ANSA)

"Ieri il capo del governo Napolitano e il capo dell'opposizione Napolitano sono stati ricevuti dal capo dello stato Napolitano". La felice frecciata scoccata una decina di giorni fa dalla Jena della Stampa non perde d'attualità. Con i suoi interventi, il presidente della Repubblica è diventato il vero primattore della scena politica. Ieri il capo dello stato Napolitano ha tirato le orecchie al capo del governo per un'iniziativa dalla quale Berlusconi voleva - giustamente - tenersi alla larga: il trasferimento (presunto) di talune sedi ministeriali al Nord.

Il Colle ha diramato un comunicato stringatissimo: "Il Presidente della Repubblica ha inviato al Presidente del Consiglio una lettera contenente rilievi e motivi di preoccupazione sul tema, oggetto di ampio dibattito, del decentramento delle sedi dei Ministeri sul territorio". Che cosa è scritto nella lettera? Quali sono tali rilievi? Che cosa preoccupa il Quirinale? Davvero una stanza del Palazzo reale di Monza condivisa dai portaborse di Bossi, Calderoli e Brambilla minaccia l'unità nazionale? Né mittente né destinatario hanno fornito risposte. Ma è bastato semplicemente che i portavoce di Napolitano diffondessero il monito perché si scatenasse l'ennesima tempesta in capo al premier.

La cosa più inquietante di questa vicenda è che un partito - la Lega Nord - intenzionato a rivoltare l'assetto istituzionale del Paese introducendo il federalismo (sia pure limitato all'aspetto fiscale) si sia ridotto a legare le proprie sorti all'apertura di un paio di sedi periferiche di ministeri senza portafoglio: Riforme, Turismo, Semplificazione legislativa. Sono queste le riforme epocali della Lega? Bossi e Calderoli sono davvero convinti che questo è il sistema sicuro per riconquistare i voti perduti alle amministrative di primavera? Ormai sembra chiaro che il federalismo resta un grande obiettivo del Carroccio, al quale però gli uomini di Bossi attribuiscono scarsissimo peso politico ed elettorale. Forse addirittura lo considerano un boomerang. 



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