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SCENARIO/ 2. Se Tremonti e i franchi tiratori rovinano la festa a Berlusconi

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Marco Milanese e Fabrizio Cicchitto alla Camera (Imagoeconomica)  Marco Milanese e Fabrizio Cicchitto alla Camera (Imagoeconomica)

Il Pdl ha evitato l’arresto del suo deputato Marco Milanese, non l’ennesima conferma del clima da fine impero. La maggioranza ha retto, i numeri ancora una volta hanno dato ragione a Silvio Berlusconi il quale ha ripetuto soddisfatto che «il governo va avanti». Un altro scoglio è stato superato e la trireme Pd-Lega-Responsabili veleggia verso nuove e più ambiziose mete.

Tutto bene, dunque? Il sito internet di Repubblica ha catturato uno scambio di battute tra il premier e il ministro La Russa che sintetizza la giornata. «Per solo sette voti...», mormora Berlusconi all’ex colonnello finiano seduto alla sua destra. ‘Gnazio annuisce muovendo la testa, in silenzio, e il leader del centrodestra resta impietrito, gli occhi socchiusi e il mento in fuori, sovrappensiero, forse intento a conteggiare il numero dei franchi tiratori.

Anche se l’ordine di scuderia era chiaro e netto, nella maggioranza si sono aperte alcune crepe che non vanno sottovalutate. Il voto sull’arresto dell’ex braccio destro di Giulio Tremonti era un appuntamento da non fallire, anzi da superare in forze per lanciare un segnale di compattezza interna e contro «lo stato di polizia». La Lega Nord, una cui frangia in luglio aveva dato via libera all’incarcerazione di Alfonso Papa, aveva garantito fedeltà piena – secondo le parole di Umberto Bossi – «per non fare cadere il governo». Il ministro Maroni, considerato il capofila dei «frondisti» padani, quello più vicino alla crescente fetta di elettorato nordista più esasperato giustizialista e anti-casta, aveva ribadito che si sarebbe allineato alle decisioni del partito.

Eppure sei franchi tiratori hanno cercato di impallinare il governo: e questo è il primo campanello d’allarme. Il secondo è la caccia a scoprire «che cosa ha avuto in cambio la Lega», come sibila l’opposizione. Un nuovo «patto» tra Bossi e Berlusconi (e Maroni)? Pare in realtà che non ci siano patti, ma semplici tatticismi.



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