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lunedì 21 maggio 2012
Politica o antipolitica? Questi ballottaggi saranno ricordati non per qualche nome particolare di sindaco, ma perché introducono ufficialmente questa domanda nel dibattito. Sono 118 i comuni che tornano alle urne per un totale di 19 città capoluogo e quattro milioni di elettori. Ma di questi, l’attenzione generale è puntata su tre località.
A Genova si presenta in vantaggio Marco Doria, sinistra «atipica». A Palermo è in testa Leoluca Orlando, sinistra «dissidente». A Parma conduce i giochi Vincenzo Bernazzoli, sinistra «istituzionale». Gli avversari sono rispettivamente un centrista, un piddino e un grillino. In tutte e tre queste realtà, dunque, la cosiddetta «antipolitica» è molto presente: Doria e Orlando hanno superato i candidati ufficiali della sinistra, mentre a Parma per la prima volta un esponente del movimento demagogico-antipolitico per eccellenza, i Cinque Stelle, che ambisce a un ruolo istituzionale. Finora infatti i Grillini hanno poltrone di minoranza, buone per alimentare dall’interno le battaglie contro i partiti tradizionali.Il dato dell’affluenza a questo secondo turno sono significativi, ancorché parziali. Un ulteriore calo della partecipazione, che si aggiunge alla minore affluenza già registrata due settimane fa, è un elemento che gioca a favore dei candidati sindaco che partono in vantaggio. Chi deve rimontare deve infatti convincere a tornare alle urne anche quanti avevano votato personaggi minori al primo turno.In particolare, a meno di imprevedibili sorprese, il -4 per cento registrato a Parma allontana le possibilità di quello che sarebbe senz’altro l’esito più clamoroso, cioè avere un sindaco del movimento Cinque Stelle. Il grillino Pizzarotti deve recuperare 20 punti a Bernazzoli e può nutrire speranze soltanto se l’affluenza fosse elevata.Secondo il Viminale, la percentuale complessiva di votanti rilevata alle 22 si ferma al 36,3%, oltre 11 punti in meno rispetto al primo turno (47,7%). A Parma, come detto, il calo è meno sensibile ma non per questo meno indicativo.L’eventuale sorpasso di Pizzarotti non farebbe comunque che suggellare la svolta contraria ai partiti tradizionali. Doria e Orlando rappresentano un voto di protesta. Contro i partiti, contro la maggioranza che sostiene Monti, contro i sacrifici imposti dal governo e dalle condizioni della nostra finanza pubblica.
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