BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Rubriche

SCUOLA/ Due moniti per il governo: ripartire dalla riforma Moratti, e non tagliare i fondi agli istituti paritari

E’ un momento di forte apprensione per le scuole paritarie, strette tra l’ostilità di una cultura statalista che non sembra demordere e i danni procurati dal “fuoco amico”, segno di una persistente difficoltà a comprendere che se non si riparte dall’educazione, nemmeno l’economia potrà riprendere il suo corso

scuola_aulalezioneIIR375_13set08.jpg(Foto)

E’ un momento di forte apprensione per le scuole paritarie, strette tra l’ostilità di una cultura statalista che non sembra demordere e i danni procurati dal “fuoco amico”, segno di una persistente difficoltà a comprendere che se non si riparte dall’educazione, nemmeno l’economia potrà riprendere il suo corso. L’articolo che questa settimana proponiamo non è, però, solo uno sfogo: è la documentazione di una indomita passione per l’educazione dei giovani ed una domanda di vera attenzione nei confronti di chi ha a cuore il bene comune e si spende per realizzarlo, anche a costo di enormi sacrifici.

Il Paritario.net

A chi sta veramente a cuore la scuola?

Ai sindacati, fautori di un conservatorismo corporativo, che ha irretito il sistema scolastico nella retorica della “scuola pubblica”?

All’opposizione, che smonta col cacciavite le riforme del precedente governo, lasciando pezzi qua e là, senza preoccuparsi del disorientamento provocato tra chi prende veramente sul serio le Istituzioni?

Al governo, incerto se tagliare o meno i miseri fondi destinati alle scuole che funzionano meglio, cioè alle materne e primarie paritarie?

La strumentalizzazione della riforma Gelmini, montata da sindacati e opposizione è un esempio di come la scuola, più che luogo di educazione, sia luogo di scontro tra poteri a danno di famiglie e alunni. In effetti è improprio chiamarla riforma. Trattasi, infatti, di un decretino di sette articoli che ripristina alcune prassi didattiche del passato e ad altre dà continuità; niente di nuovo.

L’articolo 1 prescrive la trattazione di “Cittadinanza e Costituzione”,  insegnamento già impartito nell’ambito delle “educazioni” introdotte nella scuola media. L’art. 2 obbliga alla valutazione del comportamento degli studenti, già attuata, peraltro, in tutti gli ordini di scuola. Che sia espressa in decimi, che faccia media, che sia vincolante per la promozione, poco cambia rispetto al passato. L’art. 3 reintroduce la valutazione in decimi per gli alunni della scuola primaria e secondaria, cosa abbastanza opinabile per una serie di motivi, ma non sconvolgente. L’articolo 4 reintroduce “il maestro unico” a 24 ore settimanali; nessun trauma se “nei regolamenti si tiene comunque conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola”. Ci sarà un maestro per 24 ore settimanali e qualcun altro che completerà l’orario fino alle 27, 30 o 40 ore. Evitando sovrapposizioni e compresenze si potranno recuperare fondi da destinare magari al miglioramento dell’offerta formativa. L’art. 5 dispone che l'adozione dei libri di testo avvenga con cadenza quinquennale, favorendo il mercato dell’usato a beneficio delle famiglie meno abbienti. L’art. 6 sancisce il valore abilitante della laurea in scienze della formazione primaria e l’art. 7 parla dell'accesso alle scuole di specializzazione mediche.

Ci si può ragionevolmente chiedere se questo decreto meritava tutto il can can cui abbiamo assistito nelle piazze. Giorni di scuola persi, programmi sospesi a diverse tornate e poi faticosamente ripresi, un anno scolastico che stenta a prendere quota, studenti derubati del loro diritto fondamentale, sfruttati per difendere interessi altrui, bambini in piazza, mamme paradossalmente coinvolte nella difesa di un sistema scolastico fatiscente.

E dire che, se ci fosse veramente interesse per la scuola, un motivo di critica (seria e non barricadiera), ci sarebbe: si tratta di una riforma senza anima, senza spessore culturale. E la cosa sorprende, pensando che la stessa coalizione politica aveva partorito la riforma Moratti, di tutt’altra caratura pedagogica. La centralità dell’alunno affermata come valore imprescindibile, l’introduzione del portfolio a documentazione del suo percorso cognitivo, la programmazione per unità di apprendimento, che obbligava il docente a riflettere sulla sua proposta didattica, la personalizzazione dei percorsi di apprendimento, la valorizzazione dell’autonomia, la valutazione per competenze avevano già cominciato a smuovere i settori più dinamici del sistema scolastico, facendo intravedere la possibilità di un vero cambiamento. Le idee c’erano.

Fioroni l’ha svitata e la Gelmini l’ha riposta pietosamente nell’ossario delle buone pratiche mai realizzate della scuola italiana.

Questo avrebbe dovuto far piacere agli agitatori di piazza, che anni fa avevano propugnato il suo affossamento. Un’altra cosa che avrebbe dovuto rinfrancare i nostalgici dell’eschimo sono – se confermati – quei 130 milioni di euro tagliati nell’anno scolastico in corso alla scuola paritaria, che fanno capire come il governo “rubi i soldi alla scuola statale per darli alla scuola privata”. E fosse finita qui. Nel bilancio di previsione dello Stato è previsto un ulteriore taglio del 25% ai contributi destinati alle scuole paritarie entro il 2011. In quattro anni, se non si verificherà un’inversione di tendenza, la cifra investita dallo Stato per le nostre scuole verrà complessivamente tagliata di oltre il 40%, passando dai 535 milioni di euro attuali ai 312 del 2011.

Noi non andremo in piazza: non abbiamo mai fatto perdere un’ora di lezione ai nostri alunni, perché ci sta a cuore la scuola, ci stanno a cuore i bambini, ci sta a cuore l’educazione.

È impressionante constatare come destra e sinistra convergano in questa posizione di ottusa ostilità nei confronti delle scuole pubbliche paritarie. Forse perché nelle nostre scuole non si è ancora persa l’eco di un riferimento alla tradizione cristiana, che, pure, dovrebbe essere riconosciuta a fondamento della nostra cultura e della nostra civiltà.

In una recente intervista al Carlino, mons. Luigi Negri ha affermato: «Marco Minghetti [liberale, massone n.d.r.], ministro della Pubblica Istruzione del neonato regno d’Italia, concludeva il dibattito parlamentare sullo stato dell’istruzione nel Paese nel 1864 con queste parole: - In linea di principio sarebbe meglio un sistema di libertà scolastica, ma se ne approfitterebbero i clericali-. Dobbiamo amaramente riconoscere che la questione scolastica, in Italia, è ferma a queste parole».

Giuliano Romoli

Coordinatore didattico dell’Istituto Vladimiro Spallanzani di Casalgrande (RE)

© Riproduzione Riservata.

COMMENTI
02/12/2008 - DITEGLIELO! (Paolo Facchini)

Dite ai nostri amici onorevoli che sono 15 anni che ci capita di arrampicarci sugli specchi per difendere certe posizioni e decisioni che ci mettono in imbarazzo e uno dei motivi per cui lo abbiamo fatto era la speranza che finalmente la libertà di educare i nostri figli come meglio vogliamo diventasse una realtà. Ora non sono nemmeno in grado, con un piccolo atto di volontà, di riparare ad una svista? Non ci sarà un'altra occasione per dimostrare che tengono anche loro a questo argomento; dite loro che se non restituiscono il maltolto alle paritarie non avranno più la nostra fiducia (e temo di non parlare solo per la mia famiglia). Saluti cari a tutti quelli che fanno sacrifici, anche in tempo di crisi, per garantire una educazione sana ai propri figli.

 
17/11/2008 - FATTI E PROMESSE (MASSIMO ROMOLI)

Sono un genitore di una scuola paritaria. I fatti sono questi: Berlinguer nel 2000 ha fatto la legge sulla parità e aumentato il contributo statale per la scuola elementare paritaria. Nella finanziaria 2006 Tremonti ha tagliato il 30% dei contributi. Fioroni li ha ripristinati, istituendo anche un piccolo contributo per la scuola media paritaria. Il nuovo governo di centro-destra ha di nuovo tagliato i fondi alle elementari paritarie. Ora mi dite perchè dobbiamo continuare a votarli? Non solo non ci danno la parità proclamata in campagna elettorale(vedi volantino CDO) ma ci pugnalano anche alle spalle. E i nostri parlamentari cosa fanno? Promesse? Non aggiungiamo la beffa al danno, per favore! Massimo R.

 
11/11/2008 - Già! (Claudia Capitani)

Si potrebbe. il problema sta proprio nella domanda d'apertura dell'articolo: A CHI STA A CUORE LA SCUOLA? Evidentemente neppure il governo capisce l'importanza della parità scolastica. O magari la capisce, tuttavia non riesce ad occuparsi che di grembiulini, voti in decimali e poco altro. Bisognerebbe chiedersi il perchè. Claudia

 
11/11/2008 - PARITA' SCOLASTICA (VALENTINA VALMAGGI)

Un governo visto che deve governare ed è stato eletto a maggioranza dal popolo, non deve temere di fare cambiamenti forti. Per una volta non si potrebbe finalmente avere sta benedetta VERA parità scolastica senza costi per le famiglie?!?